Flash Economia Angri nel 1900

CASTELLO  DORIA  ANGRI (SA)

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Video territoriali e nazionali offerti dall’Associazione Il Gabbiano di Angri
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da Il Mattino – quotidiano di Napoli –
8 settembre 1989

 

Angri, si parla di pomodoro
Gran  Consulto sul  S. MARZANO
ANGRI – Decima edizione della Fiera del pomodoro: ennesima verifica e tenace asserzione della validità di una manifestazione che, al di là del fatto coreografico, lancia SOS per una coltura e per un comprensorio.
In una fortunata monografia di dieci anni or sono, in occasione della prima sagra, si trovarono tutte intere le preoccupazioni che oggi balzano alla ribalta. Oggi esiste una notevole gamma di S. Marzano tant’è che non c’è agricoltore che non vanti di avere il “vero” seme. Le tavole rotonde e i convegni di studio susseguitisi nell’arco di un decennio hanno più volte evidenziato la necessità di rifornire i produttori con sementi adatti, operando quei collegamenti con la Sperimentazione che è prassi nei Paesi del Nord Europa.
Perché – ammoniva il prof. Luigi Monti, genetista della facoltà di Agraria – basta anche l’1% di fecondazione incrociata per far perdere il carattere di purezza genetica al S. Marzano.
Nel convegno nazionale del pomodoro tenuto a Piacenza è stato posto l’accento sulla necessità di ridurre i costi di produzione per evitare il declino di questa coltura e dell’industria connessa.  Da qui una pressante richiesta ad allentare l’uso di concimi e fitofarmaci favorendo un più razionale impiego delle tecniche agronomiche con uno screening chimico al terreno per la determinazione effettiva del reintegro minerale necessario. Non è un’agricoltura avveniristica ma la trasposizione di modelli operativi già operanti al Nord con l’agronomo condotto.
Di tutto questo se ne riparlerà nella “tre giorni” di studi, folklore e carri allegorici. Venti le ditte espositrici, otto gli sponsor, nutrito il comitato d’onore. La passerella è assicurata. La Fiera dice Peppino Abate, presidente della Pro Loco che cura la manifestazione – vuole essere il momento di consacrazione di un prodotto tanto abbondante e ricco e nello stesso tempo motivo di maggiore esaltazione nella tenace laboriosità dei contadini, degli operai, degli industriali. E su questo scenario di luci, di colore e di folklore si assopiscono i duri contrasti sociali in omaggio a quel principio unificatore che costituisce il vincolo più efficace di ogni umana solidarietà.
Da venerdì a domenica dunque con gran chiusura col folklore brasiliano.
Emilio Vanacore
 
 
da Il Mattino – quotidiano di Napoli -
8 dicembre 1988
 
STEMMA COMUNALE
ANGRI – Qual è lo stemma del Comune? La domanda sorge spontanea dopo la risposta fatta dall’Archivio araldico. Finora, infatti, ogni angrese ha sempre saputo di “tre monti affiancati e sormontati dalla scritta universitas terrae agriae”. E tale appare in tutti gli atti ufficiali, almeno da un centinaio d’anni ad oggi. All’Archivio di Stato di Napoli sono di diverso parere.
Prima di procedere all’ arredamento del ristrutturato Palazzo Doria – racconta il sindaco Morvillo - ho chiesto una risposta sullo stemma. Dall’Archivio hanno così risposto: lo stemma ha la seguente blasonatura: al centro S. Giovanni aureolato di verde, vestito con corta tunica rossa ed ammantato con corto mantello azzurro, scalzo, impugnante con la destra la Croce del Calvario. Alla sua destra – continua la minuziosa descrizione ricavata dai documenti del 1715 – un cane d’argento impugnante una bandiera bifida, crociata di rosso e astata di nero. Il sindaco ha subito convocato la commissione cultura per porre il quesito ed avere lumi sulla decisione da prendere. Una volta partito l’arredamento del Mediovale Castello – dice Morvillo – non sarà più possibile fare marcia indietro. Da qui la necessità di una risposta chiara ed univoca. La “presenza” di S. Giovanni al posto delle tre montagne è stata salutata con piacere dalla cittadinanza. E, infatti dal lontano 1381 che gli angresi scelsero il Battista come suo Protettore dedicandogli una Collegiata che tranne pochi interventi è ancora al suo stato mediovale. Il  dibattito è comunque aperto.
Emilio Vanacore
 

 

da Il MATTINO – quotidiano di Napoli -
 5 settembre 1986 
 Pioggia di miliardi sul castello di Angri
 Angri – Un nuovo look per piazza Doria. Ma senza sciatterie. “Lanceremo – dice il sindaco Morvillo – un concorso nazionale di idee per l’intera piazza in cui troneggia il monumentale castello”. Un’idea niente male, che ha già registrato l’unanimità dei consensi. Certo, c’è da pensare alla utilizzazione delle due dependance del castello che, a sinistra e a destra, fanno da corona alla Villa Comunale. L’ex casino sociale dovrebbe essere adibito a salone di rappresentanza e di conferenze mentre l’intera Villa dovrebbe conoscere, entro pochi mesi, la “cura De Vivo”; un piano di riordino e di sistemazione sul quale è arrivato l’assenso ad una spesa di circa mezzo miliardo. C’è pure chi vorrebbe una risistemazione lungo tutto il perimetro del Castello. Sono i proprietari delle costruzioni ricadenti nel centro storico che contribuirebbero (al cinquanta per cento) alle spese di tinteggiatura uniforme e concordata. Di certo il ritorno delle strutture amministrative nel vecchio castello, che è in fase di avanzata ristrutturazione (spesa oltre 2 miliardi), avverrà in pompa magna; l’ultima parziale ristrutturazione risale al 1918, in occasione della visita di Badoglio. Il nuovo corso è quello imposto dal sisma: della vecchia piazza non resterà che il ricordo in qualche foto di oggi.
Emilio Vanacore  
 

da Il Mattino – quotidiano di Napoli -

 5 ottobre 1984

 ANGRI, la fiera propone: “Il S. Marzano con il doc”
 La tutela delle culture
Politici, tecnici ed imprenditori impegnati su questa idea sostenuta da tesi scientifiche
ANGRI – Dalla Fiera esce un messaggio con destinazione tutti i comuni dell’Agro nocerino sarnese per la creazione di un super comitato capace di far giungere a Roma e a Bruxelles l’idea vincente: la creazione di un Doc per il S. Marzano. Un’idea non velleitaria ma suffragata da esperimenti agronomici che l’Università di Napoli, tramite la facoltà di Agraria di Portici ha portato avanti con sperimentazioni a tutto campo.Diamo al Nord – dice il prof. Luigi Postiglione – le giuste sovvenzioni nella frutticoltura ma lasciamo al S. Marzano la sua culla di origine e di predilezione. La zona è estremamente circoscritta al solo Agro. Già nella vicina Piana del Sele, piantine sorelle hanno dato risultati differenti per produttività e caratteri organolettici. E’ questa la parte più significativa di una fiera, la prima svoltasi in Campania e con l’imprimatur della Regione. Una manifestazione di grosso respiro per gli innumerevoli risvolti economici e sociali e come tale da porre un gradino più su delle normali sagre.Un obiettivo questo che ha visto Angri finora sola sulla barricata, ben conscia della lucidità dell’iniziativa e della sua fattibilità. La stessa presenza della costruenda Stazione Sperimentale delle conserve alimentari sta a significare che da anni a Palazzo Doria si sono abbandonati i limiti di una circoscritta municipalità per allargarsi all’Agro, al comprensorio. Come pure la stessa costituzione dell’Ente Fiera con la pronta adesione dell’ANICAV, della Provincia, della Coldiretti, della Regione e della Cassa Rurale sta a testimoniare come sia a cuore l’intera problematica a tutte le forze che operano in agricoltura. Ma dal Convegno, di due giorni e con la qualificata presenza di operatori, funzionari, politici, industriali sono pure venute  voci di operare quei cambiamenti di natura più generale. Una testimonianza: oltre cento anni fa si procedeva all’acculturamento dell’agricoltore con le cattedre ambulanti di agricoltura, che sorte nel primo decennio dell’800 nel centro – nord trovarono terreno fertile in Sicilia prima ed in Campania dopo. Molte delle tecniche sono frutto di questi insegnamenti da padre in figlio.Ma oggi, alle soglie del 2000, è ancora possibile una simile politica? La risposta negativa non trova però soluzioni se non nelle informazioni che vengono dal rivenditore dei fitofarmaci. Manca l’informazione comunitaria, un depistage chimico agronomico sul terreno, la presenza dello Stato nell’indicare soluzioni alternative a culture di basso reddito e nel “curare” la terra così come si fa con le persone e con gli animali. Ne vengono fuori “cento” agricolture tutte legate e dipendenti dalle condizioni climatiche. E poi: se il S. Marzano è in estinzione – come affermano dei genisti di valore – perché Comuni e Regione non provvedono alla distribuzione del vero seme ritirandolo dagli Istituti Sperimentali? Da qui il messaggio di cui si parlava all’inizio e con destinatari la classe politica presente al Convegno (onorevoli Bianco, De Michele, Colella, Zarro, il consigliere provinciale comunista Di Pace e l’assessore provinciale all’agricoltura Enrico Garofalo).La Fiera del pomodoro di Angri ha registrato un grosso successo: oltre cinquantamila visitatori in tre giorni, oltre cento stand, centocinquanta operatori del settore.Tante targhe distribuite, molte alla “memoria” di quanto avviarono la “battaglia” per il S. Marzano Doc, da Vincenzo Pastore, a Gaetano Marra a Mattia Barba. La presenza dei Paesi mediterranei nell’ambito della Cee può rosicchiare produttività e presenza sui mercati agli stabilimenti dell’Agro. C’è da fare presto, prima che sia troppo tardi.C’è da dare respiro all’industria agroalimentare capace di sfruttare il “freddo” per la conservazione dei prodotti a creare cicli lavorativi più estesi nell’arco dell’anno. Da Angri parte così una proposta che può aggregare numerosi consensi . Si tratta, in pratica, di ridare fiato all’economia locale attraverso la salvaguardia di un prodotto tipico.
Emilio Vanacore
 

  

da La Voce del Meridione – settimanale informativo

Salerno 27 settembre 1984

Promossa dalla Pro Loco di Angri
LA FIERA DEL POMODORO del 1984
Una targa ricordo è stata consegnata ai familiari di illustri scomparsi che hanno onorato con scritti e con attività di lavoro la terra nativa.
La Fiera del pomodoro brillantemente promossa dalla Pro loco Angri ha riscosso i più lusinghieri successi ed ampia partecipazione di espositori con convincente affluenza di visitatori.
La Fiera ufficialmente svoltasi con il sostegno della Giunta Regionale della Campania in virtù del decreto n. 9050 del 17. 12. 1979 ha avuto il suo instancabile promotore nel prof. Giuseppe Abate, presidente della Pro Loco ed assessore alla provincia.
Venerdì 7 settembre c’è stata la cerimonia di inaugurazione degli stand allestiti in piazza Trivio e piazza Annunziata. Alla presenza di Mons. Vincenzo Tedesco beneamato Vicario generale della nostra Diocesi, l’avv. Donato Nastri, presidente della Cassa Rurale ed Artigiana di Scafati, ha proceduto all’apertura ufficiale della Fiera con il taglio del nastro tricolore.
Sabato 8 settembre si è svolto il Convegno sui problemi dell’agricoltura con gli interventi del prof. Giuseppe Abate, il quale ha portato il saluto ai convenuti ed ha illustrato il ruolo della Pro Loco di cui è dinamico presidente, del perito chimico Carmine Ferraioli, consigliere comunale che ha fatto un’ampia panoramica dei problemi dell’agricoltura introducendo i lavori del convegno del prof. Vittorio Sellitto, presidente dell’Anicav, del dott. Antonio Marotta, capo dell’Ispettorato Agrario di Salerno, del prof. Sergio Porcelli, direttore dell’Istituto Sperimentale per l’orticoltura di Salerno, dell’assessore comunale Gioacchino De Vivo che ha svolto le funzioni di moderatore del convegno e infine, del prof. Luigi Postiglione dell’Università Agraria di Portici.
Domenica 9 settembre c’è stata la cerimonia di premiazione. E’ seguito il convegno iniziato il giorno precedente. Ci sono stati gli interventi del presidente della Pro Loco, del sindaco di Angri, rag. Bartolo D’Antonio, dell’avv. Donato Nastri, presidente regionale delle CCARR che, a nome della Cassa Rurale ed Artigiana di Scafati ha promesso pieno appoggio al costituendo Ente Fiera, nonché l’impegno a sostenere nelle opportune sedi la richiesta del comitato promotore di Angri tendente all’apertura in questo Comune di uno sportello bancario della prestigiosa azienda di credito. Ha parlato anche l’avv. Antonio La Mura, consigliere comunale, tenace assertore della Fiera del pomodoro ad Angri. Sono seguiti gli interventi del prof. Franco Di Pace, consigliere provinciale, che ha portato il saluto dell’Amministrazione provinciale di Salerno, del consigliere regionale Franco De Michele, in rappresentanza della Giunta regionale, del senatore Pietro Colella, dell’on. Gerardo Bianco e dell’avv. Gaetano Morena vice presidente della Co. Re. Co.
A tutte le ditte espositrici è stata offerta, da parte della Pro Loco, una targa ricordo. Ad una folta rappresentanza delle categorie di agricoltori, artigiani, braccianti agricoli, maestranze ed operai conservieri è stata consegnata dal presidente una pergamena artistica a testimonianza della dedizione del mondo del lavoro ed a sostegno della crescita economica.
Una targa è stata consegnata ai rappresentanti della cultura e dell’arte angresi. Al prof. Alfonso D’Antuono, pittore e poeta angrese, membro di merito delle Accademie di Pontzen, Artis Templum, Centro Studi Internazionali San Cirillo e Convivio Letterario, è stata consegnata la coppa dell’E.P.T. di Salerno, offerta in segno di ampio riconoscimento, dal prof. Alfonso Falcone, storico di Angri.
Una targa ricordo è stata consegnata ai familiari di illustri scomparsi che hanno onorato con scritti e con attività di lavoro la terra nativa, e precisamente del prof. Gaetano Marra, del poeta Matteo Mario Barba e dello scrittore Mons. Vincenzo Pastore.
Infine una pregevole targa è stata consegnata al presidente della Cassa Rurale ed Artigiana ed al presidente della Coldiretti di Angri per la fattiva collaborazione da loro offerta nella organizzazione della manifestazione fieristica.
Le ditte espositrici alla Fiera del pomodoro di Angri
Galano e Corepa di Nocera Inferiore – Valle di Sellitto di Mercato San Severino – Lodato di Castel S. Giorgio – Morley e Mundial Compani Scatolificio di Scafati  - Eva di Pagani – Comer di S. Antonio Abate – De Angelis, Tagliamonte, Attianese di S. Egidio Monte Albino – Elvea – La Doria – Feger – Benincasa – Fiorellina – La Minerva – La Casalinga – Tortora – Mecovil – Vaccaro – Conserve Maria – Angrina e Tina – Industrial C. & C., Rispoli di Angri.
Coldiretti, Cooperative Agricole, Confartigianato, di Angri – Comunità Montana della penisola Amalfitana – Cassa Rurale e Artigiana di Scafati.
Edil Centro Ceramiche Artistiche di Pagani – Imballaggi Ortofrutticoli in plastica – Gomme D’Antuono – Salumificio e Casearia Vanna – Carreli elevatori Imi – Olearia Campana – Pasta Amato Salerno - Sementi Floreali Bulleri – Metansud gas – Motozappe Calabrese – Porte corazzate dei Fratelli Testa – Cucine componibili Barba – Centro Arredamenti Fratelli Gaeta – Apparecchiature elettroniche di Tedesco Antonio – Arredamenti Mobili di Gaetano Tedesco – Mobili Guida – Ortofrutticola Casalino Michele.
Agostino Pepe

 

da Il Mattino – quotidiano di Napoli -

22 Giugno 1984

ANGRI / Una fiera del pomodoro per valorizzare l’agricoltura
Angri – A settembre la prima fiera del pomodoro. Dopo il decreto regionale che autorizza la Pro Loco ad istituire appunto la Fiera e relativa copertura dell’onere, la macchina organizzativa si va mettendo in moto. Pieno assenso e contributo anche da parte dell’Amministrazione comunale come pure da industriali, aziende agricole ed altri operatori di questo specifico comparto. Obiettivo principale superare gli sterili municipalismi e gettare le premesse affinché l’occupazione in agricoltura non sia limitata a soli 80 giorni all’anno. Del resto le cifre parlano chiaro: il movimento occupazionale ha raggiunto nella campagna del 1983 e nei 14 comuni dell’agro la cifra di 19.278 avviati contro i 15.768 del 1982.
“La Pro Loco” dice Peppino Abate, consigliere provinciale e presidente di questa associazione oltre ad una funzione di stimolo non può andare. Cercheremo di lanciare un messaggio ad alta voce sforzandoci di cooptare alla manifestazione i destinatari di questo messaggio, dalle forze politiche nazionali ed europee a quelle imprenditoriali, sindacati e burocrati.
L’agricoltura – secondo Gioacchino De Vivo, assessore al ramo – ha bisogno di essere messa al passo di quella di oltre d’Alpe. Una volta, e mi riferisco ad oltre cento anni fa, c’erano le cattedre ambulanti di Gioacchino Murat: da queste si appresero le “novità” di quell’epoca. Ora l’informazione è demandata al praticone, al consiglio interessato dell’industria dei fitofarmaci. Nel 1965 partì, autore il prof. Angelini, un grido di allarme dalla facoltà di Agraria d Portici: il S. Marzano è in estinzione. Sono passati vent’anni ed oggi che l’allarme è veritiero si corre ai ripari con l’aiuto dei Centri Sementi Elette. Si vuole vanificare lo sforzo di chi chiede il DOC per il S. Marzano proprio perché il “vero” S. Marzano non esiste più? Interrogativi questi che la Fiera riproporrà durante la fase dibattimentale e ad un uditorio qualificato e capace di recepire questo messaggio di aiuto e di speranza. Oltre ai dibattiti, il team della Pro Loco sta studiando la sistemazione degli stands, il percorso delle majorettes. Appuntamento a settembre.
Emilio Vanacore
 
  

da Il Mattino – quotidiano di Napoli -

1 giugno 1984 

MAQUILLAGE PER PIAZZA DORIA
ANGRI – Un maquillage in piazza Doria. Un impegno della Giunta D’Antonio in previsione della ristrutturazione galoppante che va subendo il Castello. Innanzitutto viene ribadito in pieno il completo assenso della Giunta e della Dc affinché lo storico Castello Doria ritorni sede della Municipalità, così come lo è stato negli ultimi 200 anni. C’è poi la sistemazione del nucleo storico circostante. C’è chi ha pensato ad una tinteggiatura delle case circostanti (sponsor il Comune al 50 per cento) e chi ad una messa a dimora di adeguati alberi specie sul lato sud, quello che prospicia la Villa Comunale per intenderci. Pieno assenso dei proprietari e grande attesa per il ripristinarsi della normalità dei servizi amministrativi. Chissà che “l’aria” del Castello non riesca a far alzare il tono del dibattito politico locale.
Emilio Vanacore
 
  

da Il MATTINO – quotidiano di Napoli -

20 gennaio 1984 

Angri, un restauro. – Il complesso monumentale appartenuto ai Doria richiederà tempi lunghi – Iniezioni “armate” per ricucire il palazzo
La Torre mediovale di Angri, “oppidum angarium” nella real Valle Angioina, cingeva una potente maglia militare con i castelli di Nuceria e Lettere. Nel 1421 fu data alle fiamme dal condottiero Braccio da Montone, assoldato da Alfonso V d’Aragona nella sua guerra contro Re Luigi III d’Angiò.
La Torre attualmente è affiancata da un pittoresco Palazzo in stile vanvitelliano reso imponente da logge sovrapposte a tenaglia e fatto costruire nel 1756 dai Doria principi di Angri.
Da qui il nome di palazzo Doria dato all’intera costruzione. Questo Palazzo, duramente provato dal sisma, sta conoscendo in questi giorni il fervore dell’opera di ristrutturazione e riparazione.
Al fine di renderlo più rispondente ad una funzionale macchina amministrativa e burocratica sarà sottoposto ad un “maquillage” interno senza alterare minimamente la facciata esterna.
Abbassando il sottotetto potrà essere ricavato un altro piano.
E’ un lavoro lungo – si tiene a sottolineare in seno alla giunta D’Antonio – e quotidianamente seguito. A tutti preme ritornare al centro.
Da parte dei sindacati è invece partita la richiesta di dislocare il comparto anagrafe nei locali terranei, almeno temporaneamente, per evitare i disagi per l’eccessivo decentramento in periferia dell’attuale provvisoria sede municipale.
Salvo intralci burocratici l’opera dovrebbe essere completata per il 1984, almeno nella sua parte strutturale.
Emilio Vanacore
 

  

da Il Mattino – quotidiano di Napoli

19 giugno 1983

Terremoto – SOS per un palazzo
ANGRI – Ricostruzione dove sei? L’interrogativo continuano a porselo gli inquilini dello stabile che si vede nella foto.  Il palazzo di ben sette piani tenne duro la sera del 22 novembre. Il crollo di un’ala avvenne dopo qualche giorno e per fortuna non causò vittime. Da allora si è proceduto solo ad un lavoro di ripulitura, ma il fabbricato è inagibile e le famiglie che lo occupavano sono ora nei prefabbricati. Lo scorso anno fu lanciato un SOS con pubblici manifesti. Risultato deludente, niente da fare. “Speravamo – hanno detto i terremotati – di avere dopo Zamberletti migliore … Fortuna”. La reazione è ormai votata al sarcasmo. Nel corso di una assemblea condominiale la protesta è finita con una domanda generale, perché s’è provveduto a privilegiare altri stabili? La risposta giunge dal Comune : “ Col nuovo PRG è impossibile rifare fabbricati di sette piani, anche coi piani di recupero”. Questo palazzo di piazza Sorrento resterà cosi ad imperitura memoria. Come il PalazzoDoria.
Emilio Vanacore

 

  

da Il MATTINO – quotidiano di Napoli -

8 dicembre 1983

Trasferite alle REGIONI  89  Scuole Agrarie
ROMA – 89 scuole professionali agrarie, che la Cassa del Mezzogiorno aveva dislocato in tutto il territorio meridionale, con particolare riguardo alla campania, al fine di contribuire alla sperimentazione agricola, alla ricerca ed all’innovazione tecnologica nell’istruzione professionale agraria, sono state definitivamente trasferite alle regioni, con un provvedimento assunto dal consiglio di amministrazione della CASMEZ.
Realizzate negli anni ‘60, d’accordo con il Ministero della pubblica istruzione, le scuole professionali agrarie sono complessivamente 150 dislocate in varie zone interne del Sud, ma anche nelle pianure, dove è in corso l’attrezzatura irrigua.
Redazione

 

  

da Il Mattino – quotidiano di Napoli

22 dicembre 1983

Radiografia dei servizi comunali di Angri
ANGRI – Una radiografia completa dell’ente comune, dei suoi servizi, del suo funzionamento. Così il Pci ha dato inizio alla sfida, suffragando,peraltro, le proprie tesi con un’articolata “conferenza di produzione” ed uno studio monografico ricco di numeri e statistiche. Parte da un assunto, peraltro oggettivamente incontestabile, della “drammatica situazione in cui versano quasi tutti i servizi comunali della città”.
Alla conferenza introdotta dal consigliere Alfonso Russo, è intervenuto Silio Aedo Violante, membro del Co.Re.Co. di Napoli, che ha sottoposto ad un’analisi impietosa e ad una rigida critica (costruttiva) tutta l’organizzazione della macchina municipale. Ampia ed articolata l’analisi sui singoli servizi. Si è appreso che la città “produce” 1.600 – 1800 q.li di rifiuti solidi alla settimana. In merito un appello è venuto ai dipendenti della N.U. assicurare il servizio anche la domenica. Sul servizio cimiteriale e necroscopico è stata timidamente però, denunciata l’irrisorietà delle entrate che vengono al Comune dalla gestione privata. Si tratta di un servizio instaurato con appalto annuale il 6.8.1949 (!) con un tasso a favore del Comune del 20%. Sul servizio di polizia urbana è stato fatto rilevare l’alta incidenza del lavoro straordinario (in media 1 milione e 400mila lire annue per ogni addetto) e la mancanza di riscontro obiettivo sulla necessità dell’acquisto di ulteriori 4 autovetture.
Interessante, infine, la “lettura” statistica di un questionario anonimo distribuito ai dipendenti. Le risposte più significative: 1) il 9% è convinto che ci sono dipendenti che usufruiscono di vantaggi o sono stati promossi per motivi politici; 2) il 74%  è d’accordo sull’elezione diretta di un “Consiglio aziendale dei delegati”; 3) il 73% ha giudicato insufficiente l’impegno del Pci sui problemi del personale e dei servizi; 4) il 100% ha dato il seguente suggerimento: “Meno demagogia, maggiore impegno e più fatti”.
Emilio Vanacore
 

 

da Il Mattino – quotidiano di Napoli

2 febbraio 1982

Angri, quattro problemi
Droga, assenteismo, acquisizioni e scuola i punti determinanti sui quali le forze politiche saranno chiamate a confrontarsi. Non sono però i soli: il paese è indietro anche su altre questioni.
Angri – “Sarà un’amministrazione al servizio della città” concludeva il neo sindaco Bartolo D’Antonio nel suo discorso programmatico. E l’opposizione ha subito individuato quattro problemi, una sorta di quattro priorità locali.
DROGA – Del problema se ne fatto carico , almeno come pubblica denuncia, il Pci che è stato quanto mai esplicito: c’è un grosso giro ed in contrapposizione nessuna garanzia di tutela preventiva né tantomeno repressiva nei riguardi dei spacciatori. La denunzia, oltre ad un rilevante peso politico di incidenza sulla vita sociale, non ha mancato di stimolare risposte adeguate ed altrettante penose. Anzi, il sindaco è andato realisticamente oltre. “Ben vengano – ha detto – i seminari, i convegni, le denunce, le strutture disintossicanti: ma sia pure benedetta una chiara denunzia alle forze di polizia da parte di chi sa oltre quanto è notorio. E’ diritto-dovere per le forze istituzionali mettere al riparo di questa piaga i futuri giovani di domani.
ASSENTEISMO – la denunzia anche questa pubblica, prende le mosse dalla classica goccia che ha fatto traboccare un bicchiere stracolmo. L’antefatto. Giorni addietro sarebbe stata  approvata e poi ritirata una delibera, con procedura d’urgenza, per il pagamento di 60 ore di straordinario a pochi dipendenti che l’avrebbero espletato da novelli cirenei della fatica, in soli sei giorni. Come dire: dalle ore 8 alle ore 24. Fu la vivace reazione degli esclusi che permise la “soffiata” Ma nella denunzia si va oltre, si parla di assenteismo sistematico. Una denunzia che giunge tardi dal momento che la notoria ristrettezza dei locali imposta dall’emergenza ha potuto sortire qualche discrepanza. “Una redistribuzione degli incarichi e delle mansioni – si è fatto però rilevare a Palazzo Doria – è quanto mai necessario. Troppi risultano impegnati in mansioni diverse da quelle per cui furono assunti, non sanno cosa fare”. Come dire: la truppa è grossa e qualche perditempo è immancabile. “Una scrollatina – ha detto D’Antonio – verrà quanto prima, appena avuti locali idonei”.
ACQUISIZIONI – E’ stata la buccia di banana su cui scivolò la giunta Abate. Quella attuale è ricorsa ad uno escamotage: ha chiesto singoli pareri alla commissione edilizia. “Un paravento – si è obiettato – per aggirare l’ostacolo, quanto mai comodo e per giunta illegale” Dopo i primi otto pareri, infatti, la commissione si è scissa in due tronconi: quella di osservanza democristiana e quella socialcomunista. Di tal passo, il parere diventa politico e non più tecnico.
SCUOLA – A quattro mesi dall’inizio dell’anno scolastico poco o nulla è cambiato mentre è sfumata la possibilità di avere in sede una succursale di qualsiasi istituto superiore. La civica amministrazione e il consigliere provinciale Peppino Abate avevano optato per quella commerciale ma il parere negativo del provveditorato ha raggelato gli originari entusiasmi. Un parere negativo – si è fatto notare negli ambienti politici angresi – in netto contrasto con quelli positivi del consiglio provinciale del distretto. “Si vuole forse privilegiare – ci si è chiesti – il locale liceo scientifico del quale, peraltro, sono note le carenze di attrezzature scientifiche?”. Comunque – ha anticipato l’assessore Gallo – non demorderemo. Angri, in una visione comprensoriale del servizio scolastico, non può essere la cenerentola dell’agro”. Come in quello sanitario, sarebbe da aggiungere.
E’ una problematica, quella dei servizi, che non mancherà di stimolare interessanti proposte dalle quali a trarne vantaggi dovrebbe essere l’intera cittadinanza.
Angri non può, infatti, continuare ad attendere le amministrazioni che si alternano a Palazzo Doria facciano tutto da sole. E’ indispensabile il coinvolgimento di tutte le forze sociali e politiche della città, per determinare l’attesa svolta negli indirizzi generali e individuare non soltanto i punti di impatto sui quali si è gettata l’opposizione, ma anche tutto quello rispetto al quale la comunità locale è rimasta indietro.
Emilio Vanacore

 

  

da  Il Mattino – quotidiano di Napoli

25 novembre 1982

Palazzo Doria, quasi una fuga
Angri – Palazzo Doria definitivamente abbandonato al suo destino? L’interrogativo sono in molti a porselo dopo la sistemazione data ai servizi comunali in un palazzo per civili abitazioni trasformato con un tocco magico in “Municipio”. A pochi passi dal cimitero, ad un tiro di schioppo dal confine con S. Egidio Monte Albino. All’estrema periferia, dunque. Una decisione che ha generato un diffuso mugugno per questa che viene definita un’ennesima “birberia”. Un ammaina bandiera senza neanche l’onore delle armi per i sette secoli di fedele servizio. Sorto intorno al 1200 almeno la vecchia torre, ha rappresentato, nel bene e nel male, oltre settecento anni di storia: luogo di rifugio e fucina di democrazia. Il suo abbandono è anche sconfessione dei “murales”  di via di Mezzo, rivelatisi, alla luce dell’amore per la storia degli amministratori, una semplice occasione di coreografia paesana. Eppure, tra nuovo fitto e adeguamento Istat, l’onere comunale sale ai 100 milioni tondi annui. Mario Abate, il sindaco del sisma, ha tenuto a precisare che “in quei giorni terribili penso innanzi tutto al Palazzo Doria tant’è che la pratica progettuale partì per Roma dove la Cassa Depositi e Prestiti assentì un mutuo di oltre 1 miliardo”. Dopo un anno e mezzo non è stato perfezionato. Ora un geometra è partito per Roma mentre il nuovo Municipio è stato aperto al pubblico senza il collaudo per questo cambio di destinazione.
Probabilmente la scelta dell’amministrazione è stata dettata dalle pressanti esigenze degli uffici che comunque devono funzionare ed altre soluzioni – con richiesta di alloggi esistente sul mercato – non se ne affacciavano. Ma abbandonare il Palazzo Doria è un po’ un delitto quando in attesa del mutuo poteva essere interessata la Soprintendenza ai beni Ambientali per un primo intervento.
Emilio Vanacore
 
  

da Il Mattino – quotidiano di Napoli

10 dicembre 1982

CONVEGNO
Mercanti, ma non fuori dal tempio
Sul tema “per il rinnovamento nella continuità e la crescita dell’uomo commerciante” si è svolto a S. Egidio Monte Albino il convegno zonale dei quadri dirigenti agro nocerino – sarnese aderenti all’UCIC , l’Unione Cristiani Italiana Commercianti. Il convegno apertosi col saluto del sindaco Ugo Pepe, ha costituito un momento di riflessione e di rilascio dell’affermazione di una nuova tematica, profondamente cristiana, che pone a soggetto dell’imprenditorialità l’uomo come tale, artefice del successo economico per sé ed altri nonchè dei rischi economici possibili. Una rivalutazione quindi dell’uomo nell’attuale dilagante materialismo che, partendo da lontano, dalla manipolazione del pensiero begheliano è approdato a quello che il vescovo Iolando Nuzzi ha definito “l’abisso della mercificazione dell’uomo e dei valori cristiani”. Conoscenza anche dei rischi che, come ha sottolineato il giudice, dr. Stefano Pignataro, “ignorati o mal compresi fanno registrare in provincia di Salerno molti fallimenti in provincia di Salerno. L’on. Giuseppe Gargani ha sostenuto la necessità del riscatto dell’uomo commerciante nella sua propria individualità  ed in un contesto regionale. Il trasferimento di modelli distributivi del nord italiano ed europeo, è improponibile, sic et simpliciter nel tessuto socio economico del meridione. Da qui il “nuovo” che l’associazionismo cattolico  è chiamato a dire e a dare. Il rag. Antonino Russo presidente nazionale dell’UCIC, ha precisato  che non si vuole conflittualità tra commercianti e consumatori. A noi interessa l’uomo commerciante.  Da qui il no alla grande distribuzione, alle idee lamalfiane sui vincoli restrittivi della commercializzazione al fine di non cadere in una sorte di neo-corporativismo. “Vigiliamo – ha precisato – il progresso umano, sociale ed economico del mondo mercantile in coordinamento e in collaborazione con tutte le forze del lavoro e in particolare con quello del lavoro autonomo, lavorando lo sviluppo di una nuova società, che secondo giustizia assicuri la crescita integrale dell’uomo. Il sen. Pietro Colella ha sostenuto “l’urgenza dell’associazionismo cattolico dei commercianti nell’agro nocerino-sarnese per opporsi alle violenze delinquenziali”.
Emilio Vanacore

 

 

da Il MATTINO – quotidiano di Napoli –

19 giugno 1981

ANGRI  -  UNA FUGA DI NOTIZIE CHE ATTENDONO CONFERMA
PALAZZO DORIA DIVENTA MUSEO ?
Nelle previsioni del nuovo P.R.G. il Comune sarebbe costruito altrove
ANGRI – Non ci sono dubbi. La stessa “lettura” del Piano regolatore generale lo conferma; il vecchio castello Doria cesserà di essere la sede del Comune. Nella maggioranza DC – PSI non si nasconde l’imbarazzo per questa fuga di “notizie”.
Con una minore spesa – è stata la giustificazione ufficiale – possiamo ricostruire un Comune più funzionale e più aderente alla realtà moderna”Il vecchio “castrum” che già vide le gesta dei Longobardi, di Federico II e via via fino a Garibaldi e Badoglio, cambia destinazione anche se questa decisione, oltre alle già prese posizioni del PCI e dei circoli culturali, è destinata ad aprire una vertenza giuridica con gli eredi dei “Doria”.
Infatti, l’attuale Castello fu dato in “custodia” nel 1806 perché ne facessero esclusiva sede della municipalità.
Ciò che non fu possibile agli aragonesi né agli stessi bombardamenti degli alleati né tantomeno al terremoto del 1980 e di quelli dei secoli scorsi è diventato fattibile per la giunta Abate, anche se lo spostamento venuto fuori, sotto forma di pubbliche proteste, lascia presagire quanto meno un ripensamento. Un dossier ha intanto preparato il PCI: località Badia, Satriano, Torretta, ex fondo Adinolfi, Castello Doria.
Il terremoto – dice Peppino Abate, consigliere provinciale – non ha impegnato proprio nulla.
Nei “piani” della giunta, l’attuale Castello passerebbe alla Sovraintendenza ed adibito a Museo.
Con un atto di magnanimità dei Doria, come esternato in aula consiliare dal consigliere comunale Prof. Don Carlo La Mura, in sede di approvazione dell’atto intercorso tra il sindaco Adinolfi e i Doria, fu ceduto successivamente dagli stessi alla città di Angri “per la simbolica cifra di 90.000 lire, acciocchè “fosse sempre adibito a sede della municipalità” (nota del redattore: cioè sede del sindaco e del consiglio comunale).
Emilio Vanacore

 

  

Maggio – Luglio 1981

ASILI – NIDO  e  TERRITORIO
In margine a un corso di qualificazione e aggiornamento per assistenti di Asilo Nido
di Vincenzo Paolillo
A fronte della situazione di diffusa inadeguatezza delle strutture edilizie destinate, istituzionalmente, alla prima infanzia, l’esempio di Angri può, a ragione, essere considerato illuminante e soprattutto concreta occasione di dibattito culturale.
Non si possono, cioè negare, agli amministratori locali i meriti di una presenza politica, attivata, nella fattispecie, dall’applicazione di precise norme (2) che hanno resa possibile, sul territorio, la creazione di due Asili Nido, manifestamente realizzati secondo criteri architettonici moderni; vi sono però ragioni sufficienti per interpretare la nascita di siffatte istituzioni, da un lato come gratificazione di un sotteso ma certamente avvertito bisogno sociale, dall’altro lato come singolare avvenimento che, prospettando una nuova e diversa offerta di educazione alla prima infanzia, per questa stessa ragione impone non poche riflessioni possibili, quanto necessarie, proposte innovative.
Intanto, l’avvio a un dibattito o, se vogliamo, la prima intuizione che difficili saranno le carte da giocare sul fronte d’una scelta pedagogica chiara e coerente (3) è stata, si può dire, percepita in modo acuto proprio durante lo svolgimento del Corso, cui queste note si riferiscono e la cui fondamentale finalità doveva, appunto, sul territorio, identificarsi nell’atto di nascita di un atteggiamento critico che preludesse a una più diffusa e generale sensibilizzazione verso problemi educativi della prima infanzia.
Ma l’aver gettato non pochi, quanti non causali, colpi di sonda all’interno d’una problematica che si presenta non solo vasta, ma caratterizzata in primo luogo da fermenti polemici il più delle volte non sufficientemente liberi di scoperte posizioni ideologiche, se da un lato è servito a rendere più drammatico quanto era all’inizio apparso solo in forma intuitiva, dall’altro lato rende ovvia la notazione di quanto confuso e incerto sia oggi l’orizzonte pedagogico.
La constatazione della pedagogia che “lascia il campo alle pedagogie”, l’ineluttabilità delle “opzioni di fondo” su cui ognuna di esse è costretta a basarsi (4) possono bene evidenziare, anche a livello di educazione della prima infanzia, le difficoltà connesse alla elaborazione di un “indirizzo pedagogico dell’Asilo Nido”, sufficientemente rispondente ai bisogni di quel territorio, di quegli utenti, di quella particolare caratterizzazione ambientale, quando manchi, sul versante teleologico, non dico una perfetta identità di vedute, ma quantomeno un convenire sulle ragioni obiettive, forse universali, cui ogni modello educativo non può non essere ricondotto.
Non dovrebbe, voglio dire, essere difficile arrendersi all’evidenza, come non necessariamente, per sfuggire ad ogni costo all’accusa di tecnicismo, va sempre opposto un preconcetto, quanto irrazionale, rifiuto verso ogni forma di tecnologia educativa, che, senza accusare alcuna “dipendenza ideologica” si prefiguri come operazione che lavora direttamente a favore della formazione individuale.
Uscire quindi dalle strette di una incomunicabilità dovuta all’attuale, e tuttavia per tanti versi non condannabile, pluralismo ideologico, nel mentre può diventare l’assunto etico per eccellenza, tale da far crescere la speranza di una concordia operativa a tutti i livelli, può anche ex adverso, e per restare sul piano pedagogico esser provocato dalla non impossibile concorde adesione a quanto in campo psicopedagogico è stato, fino ad oggi, ampiamente collaudato.
Chi scrive dovrà di diritto far parte del Comitato di gestione di uno dei due asili nido angrese e si augura, perciò, in prima persona che lo spirito di quanto appena affermato possa essere colto nella sua vera luce: la gestione del sociale che, nel caso dell’asilo-nido, non solo è più rappresentativa rispetto ad analoghi organismi scolastici, ma che, diversamente da questi, nasce con la struttura educativa stessa, va senza dubbio interpretata come grande occasione dio partecipazione delle forze sociali alle scelte operative concernenti i processi formativi delle giovani generazioni; ma se, anziché privilegiare la ricerca di una possibile intesa sulle modalità degli interventi educativi e quindi sull’organizzazione stessa dell’Asilo Nido, la prevenzione fosse tanto forte da far irridere i contributi scientifici oggi esistenti sull’argomento e le singole matrici ideologiche prendessero il sopravvento, col rischio di perpetuare mistificazioni e distorsioni di teorie pur sempre rivisitate con rigore scientifico, l’occasione di rendere un servizio alla comunità, attraverso l’elaborazione di un “indirizzo pedagogico dell’Asilo Nido” che non contraddica alle presenti riflessioni, sarebbe certamente vanificata e la ricerca di una unità d’intenti gravemente compromessa.
Nulla togliendo perciò al dibattito politico giustamente sviluppatosi intorno al problema della gestione sociale, al di là della diversità di vedute sulla funzione dell’Asilo Nido, può, in relazione a quanto fin qui detto, servire come tracciato operativo da un lato la recente verifica (5) del concetto “carenze di cure materne”, per cui non necessariamente, secondo quanto poteva scaturire dalle teorie di Bowby (6) e di Spitz (7), la separazione madre-bambino deve in tutti i casi compromettere lo sviluppo affettivo e cognitivo di quest’ultimo, dall’altro lato una scelta di campo che concentri la maggior parte degli sforzi sulle osservazioni sistematiche e sugli interventi da esse suggeriti.
Sul primo versante, la frequenza di una struttura equilibratamente stimolante consentirà di superare la falsa contrapposizione fra attaccamento e socializzazione e tutto si dovrà giocare sul triplice piano delle interazioni tra bambini e oggetti, tra bambini e adulti e tra bambini e coetanei; sul secondo versante, è impossibile non convenire come solo un’osservazione scientificamente impostata sia garanzia di adeguata scelta operativa nei riguardi di più specifici trattamenti come in direzione delle caratteristiche su cui fondare il modello di funzionamento.
Nell’uno e nell’altro, pur non escludendo le indicazioni che possono venire da alcune esperienze già realizzate (8), è poi, giocoforza invocare, a conclusione di queste note, la preparazione permanente del personale nel corso della sua diuturna delicata opera educativa.
Considerato che, com’è stato brillantemente dimostrato (9), i nodi dei rapporti tra caratteristiche dell’Asilo Nido e sviluppo cognitivo, tra frequenza al nido e sviluppo sociale e affettivo del bambino possono essere sciolti unicamente in Presenza di un ambiente stimolante, da valere soprattutto come antidoto ai rischi che come oggi l’infanzia, urge come non mai l’impegno e la partecipazione di tutti al fine di organizzare asili nido appunto decisamente rispondenti alle attuali esigenze dei bambini, come urge, in ultima analisi, recepire in pieno il principio secondo il quale la precocità degli interventi educativi è, oggi, lo strumento più adatto per sanare gli scarti socio culturali di partenza e avviare così in tutti, al momento dovuto, il processo dell’umana formazione.
Note:
1) – Corso organizzato ad ANGRI (SA) per volontà della locale Amministrazione e segnatamente per la sensibilità dell’Assessore alla Pubblica istruzione prof. Antonio Gallo (delibera consiliare n. 42/81 e delibera di Giunta n. 670/81. Ne sono state destinatarie n. 20 assistenti di Asilo Nido assunte dal Comune di Angri quali vincitrici di pubblico concorso per titoli ed esami, bandito in esecuzione della deliberazione n. 7/79. Il Corso si è svolto nel periodo Maggio-Luglio 1981 ed è stato animato dai seguenti docenti:
dott. Capone Rosario – medico chirurgo, Ufficio Igiene  Angri
dott. Giblas Giovanni – igienista, Ufficiale sanitario Angri
dottssa Palumbo M. Maddalena – pediatra, medico scolastico Angri
dott. Paolillo Vincenzo – direttore didattico 2° circolo didattico Angri
 2) – La normativa cui si fa riferimento è la seguente: legge 6.12.1971, n. 1044 
     -  Deliberazione Regione Campania n. 49/3 del 30. 10. 1972           
 3) – Il Regolamento di gestione degli Asilo Nido di Angri – approvato da Consiglio Comunale con delibera n. 40/73 in relazione alla prescrizione dell’art.10 dell’apposito progetto di Legge Regionale – al Titolo IV, art. 19, punto3 recita come segue: Il Comitato di gestione “elabora l’indirizzo pedagogico dell’Asilo Nido, con l’assistenza del Collegio di esperti istituito presso l’Assessorato regionale alla Polizia sociale” .
4) – G. Acone,  Quale Pedagogia?  Edisud Salerno 1980 pagg. 195-202  
5) – M. Rutler,  Cure materne e sviluppo psicologico del bambino, Il Mulino Bologna 1972
6) – J. Bowby    Cure materne e igiene mentale del fanciullo, Giunti Barbera Firenze 1957
7) – R. A. Spitz, Il primo anno di vita del bambino,  Giunti Barbera Firenze 1962
8 – vedi ad es.: G. Callegaris, Asili nido che fare?, Guaraldi  Firenze 1976 e M.G. Caccialupi, A. Salsi – L. Zanni, La prima scuola? Mazzotta Milano 1977
9) – vedi: Asili Nido: psicologia e pedagogia a cura di S. Mantovani, Angeli Milano 1976 (Il testo ha offerto durante il corso spunti per l’acquisizione di un metodo di lavoro finalizzato alla soluzione dei problemi cui si fa riferimento; altro testo ugualmente stimolante è stato R. Gay, Guida didattica per gli Asili Nidi Fabbri Milano 1979).

 

 

da Il Mattino – quotidiano di Napoli

31 ottobre 1981

Il Comune acquista la scuola all’asta
Angri – Non capita tutti i giorni che un’amministrazione si presenti ad una gara d’asta. E’ successo ad Angri che l’intera giunta Abate si sia presentata, di primo mattino, presso la competente sezione del Tribunale per partecipare appunto ad un’asta pubblica.
In vendita un intero complesso condominiale di tre piani sito in Angri ed attualmente in affitto da parte dello stesso Comune che vi ospita la scuola media “Opromolla”. Se l’idea è stata della giunta – dice Bartolo D’Antonio – bisogna pur dire che l’intera assemblea consiliare ha dato un non indifferente appoggio mantenendo il più assoluto silenzio fino ad operazione conclusa. Ed è così che con soli 287 milioni, il Comune si è assicurato un intero fabbricato arrivando di un colpo alla soluzione dell’annoso problema della sistemazione della scuola media.
Una prassi nuova che è stata accolta favorevolmente dal privato cittadino. Non sfuggirà il tempo guadagnato ed il relativo basso importo di spesa. Frattanto altre buone notizie in tema di ricostruzione. Da Roma giunge notizia auspice il sen. Colella, che la Cassa depositi e prestiti ha assicurato la copertura di un mutuo di circa 3 miliardi. Dovrebbero essere così portate a compimento le riattazioni del Palazzo Doria (mutuo da 1 miliardo); la sistemazione definitiva del cimitero (mutuo 300 milioni); la costruzione di un nuovo edificio scolastico per le elementari (oltre 1 miliardo). La giunta ne ha dato comunicazione durante l’ultimo consiglio comunale ed ha espresso voti di ringraziamento per la sollecitudine mostrata. Anche testimonianza, comunque, dell’impegno profuso dagli amministratori nell’approntare “le carte” in tempo record.
  • ANGRI CHIAMA MONDO:
Con questo slogan, sotto questa bandiera ideale, si sono ritrovati in piazza, davanti a quello che è un po’ il simbolo della città e cioè Palazzo Doria, i 250 scout di Angri 2. Con loro c’erano pure i radioamatori della regione confluiti per un loro congresso regionale. Si sono così ritrovati quanti per primi, hanno affidato all’etere il lancinante grido di dolore e di attesa; quanti per prima, hanno preso il piccone e si sono dati a scavare; quanti per primi, organizzarono la prima tendopoli, il primo piatto calco.
“Lo scoutismo – dice don Luigi La Mura, un prete tutto azione, un protagonista di quei giorni – è dinamismo. Ma – aggiunge – volontariato senza mezzi è pura utopia”. Da ciò lo spirito dell’iniziativa. Sollecitare, far comprendere che la protezione civile va preparata, seguita, curata. E’ dall’emergenza scaturì pure l’importanza del radioamatore.
Emilio Vanacore

 

  

da Il Mattino – quotidiano di Napoli

11 dicembre 1981

Ieri l’annunziato sciopero generale MCM, tutta Angri si è fermata
La protesta contro i 115 prepensionamenti adottati
Angri – Allo sciopero generale del Gruppo Lanerossi (MCM ed INTESA) non hanno partecipato solo i circa tremila addetti del Salernitano, ma anche la città che ieri mattina si è fermata per richiedere con forza la soluzione in tempi stretti dei problemi che assillano il complesso nei tre stabilimenti (Salerno-Fratte, Angri e Nocera Inferiore) delle MCM e INTESA di Nocera Inferiore. Sciopero dei lavoratori e sciopero cittadino, insieme per dare più forza alla protesta. Il segretario nazionale della FULTA Gianni celata e gli altri oratori alternatisi sul palco dopo il concentramento ed il corteo per le strade di Angri hanno detto chiaro e forte che si sta “predicando bene e razzolando male”. Gli ultimi eventi interni sono infatti, in contrasto – si fa rilevare – con l’accordo raggiunto al Ministero delle PP.SS. ove era stato sancito il principio secondo cui nel Mezzogiorno non si sarebbero persi posti di lavoro. Sono arrivate, invece 115 lettere che sollecitano il prepensionamento di altrettanti dipendenti. Il termine per chiederlo scade il prossimo 31 dicembre. L’azienda ha sostanzialmente fatto sapere: cogliete l’occasione saremo costretti a provvedere noi facendo scattare la cassa integrazione.
“Far uscire altri 115 lavoratori – hanno detto in una conferenza stampa di massa, Cavotta e Lucia della FULTA comprensoriale – significa che il risanamento passa solo attraverso una riduzione di personale. Ed invece l’ulteriore piano di risanamento prospettato alle PP.SS. dall’82 all’86 non contemplava alcun taglio nel Mezzogiorno e nelle aree terremotate in particolare”. Bisogna fare un passo indietro peer comprendere appieno il problema:il,piano del ’79 prevedeva che l’organico dovesse arrivare a 1850 addetti. “Siamo già al di sotto – dicono i sindacati -  col prepensionamento altre riduzioni automatiche naturali, valutabili in 70-80 unità all’anno, e 35 unità ancora per cui si prevede la cassa integrazione a zero ore, nell’arco del ’82 si arriverebbe a poco più di 1600 unità lavorative, più di duecento in meno rispetto al previsto. E’ un salasso troppo cospicuo, non è possibile accettarlo, rifiutiamo la logica che contrasta con l’accordo alle PP.SS.
Secondo quanto proposto si perderebbero 20 impiegati in sede, 14 operai a Fratte, 84 unità ad Angri, 32 a Nocera Inferiore. “Il piano di risanamento – sostengono i sindacati – non può passare solo attraverso l’espulsione dalla fabbrica. Il risanamento precedente è praticamente fallito. Dopo due anni e mezzo i ritardi per le attività sostitutive restano forti, il nostro giudizio non può non essere negativo. E, intanto, nonostante alcuni realizzi e la chiusura d’uno stabilimento, anche quest’anno si sono accumulati circa 10 miliardi di perdite, i conti decisamente non tornano. D’altro canto, l’azienda non ha nemmeno ritenuto opportuno cercare un confronto per un’intesa che mirasse a conseguire l’interesse generale con provvedimenti opportuni e mirati”. Da qui le otto ore di sciopero varate dalla FULTA regionale da quelle di Salerno e dell’Agro nocerino, della Federazione unitaria CGIL-CISL-UIL e i due comprensori interessati alla spinosa vertenza che assume, è stato fatto rilevare, anche un senso e un valore emblematico. Risanamento, qualificazione e sviluppo delle aziende tessili pubbliche ruolo attivo e protagonista di politica industriale delle PP.SS. nel Salernitano, in Campania, nel Mezzogiorno questi gli altri temi di ambito più generale che sono stati affrontati da Gianni Celata, per dare un senso più complessivo alla lotta che si sta conducendo sui temi generali e su quelli di carattere particolare. Angri è ridiventata l’epicentro di un discorso che compendia una gamma di argomenti e fornisce il metro per misurare il senso del disagio che nell’intero comparto si sta avvertendo non da oggi, con “punte” oggi più acute ma che ripropongono antiche difficoltà alle quali il sindacato non intende proporre opposizioni immotivate o illogiche ma obiezioni che, partendo dalle impostazioni generali, risolvano l’ampia problematica.
Emilio Vanacore
 

  

da Il Mattino – quotidiano di Napoli –

3 maggio 1980

L’INSIGNE MONUMENTO HA BISOGNO DI UN RESTAURO
ANGRI / L’abbandono del “palazzo
Da molti anni è trascurato dalle amministrazioni comunali che hanno preferito il trasferimento degli uffici alla sistemazione dell’immobile
ANGRI – Palazzo Doria di Angri ovvero l’esempio di una politica contingente, giornaliera. L’imponente edificio costruito in due riprese: la Torre, datata intorno al 1000 anche se il nome Angriae appare per la prima volta in un documento del l’865 conservato nell’Abbazia di Cava e il pittoresco Castello, di scuola vanvitelliana, che i Doria nel 1756, aggiunsero all’antico “oppidum angarium”. Questo emblema di Angri, sede del Comune, è oggi completamente dimenticato nell’aspetto esterno e poco funzionale all’interno. L’ultimo ritocco risale al 1946, quando la gestione della cosa pubblica avveniva con bilanci esigui e si attingeva alle sole casse comunali.
Fu in quell’epoca, dunque, che il primo sindaco dopo la liberazione, il comm. Vincenzo Smirne, diede mano ad un’opera di recupero e di conservazione restaurando altresì il fossato circostante e l’adiacente piazza. A spese del Comune, si è detto, e quel bilancio si chiuse anche all’attivo. Trent’anni dopo, coi bilanci in rosso, quest’anno si sono sfiorati i 35 miliardi, e con le innumerevoli sovvenzioni della Regione, della Sovrintendenza all’Antichità e dello Stato, nessuna Amministrazione ha sentito il dovere civico di conservare intatto per i posteri questo patrimonio che è di tutta la cittadinanza.
Anche per il 1980 nessuna “voce” in merito si è letta nel bilancio previsionale approvato nel modo furtivo di cui demmo notizia  per l’assenza delle opposizioni. Per un altro anno ancora quindi gli angresi dovranno assistere allo stillicidio delle continue stonacature, alle erbe che s’affondano nelle mura, agli infissi bruciati dal sole e spappolati dalla pioggia, ai solai che vibrano paurosamente al passaggio degli autocarri. Ci fu pure in passato chi pensò di renderlo più funzionale: l’avv. Luigi Nasti meccanizzò i servizi, l’ind. Pietro Vaccaro lo dotò di un’efficiente rete telefonica, l’avv. Giovanni Alfano oltre ad “elettronicizzare” i servizi pensò di adibirlo a Museo dell’Agro trasferendo la sede consiliare nell’attigua “dependance” dell’ex Casino sociale con trasferimento degli uffici in altra sede.
Emilio Vanacore

 

 

 da Il MATTINO – quotidiano di Napoli -

15 settembre 1979

Ora anche il pomodoro ha una “sagra” annuale
ANGRI – Tutti i gruppi folk di Angri (incerto solo ‘O Revotapopolo) hanno risposto, con l’entusiasmo di sempre, all’appello lanciato dalla Pro Loco di fare della Sagra del pomodoro l’occasione per rilanciare la denominazione di origine controllata del S. Marzano.L’evento non lo si vuole far passare sotto tono: è in gioco, in una proiezione futura, il destino di tutto il comparto agricolo che sa di non poter fidare alla lunga, sulle sovvenzioni CEE.Spagna, Grecia, Portogallo bussano alle porte: adeguarsi o soccombere alla concorrenza. Oltre ad una funzione di stimolo, la Pro Loco non può andare e con essa i duecentomila abitanti dell’agro nocerino sarnese. Spetta ad altri, alle forze politiche innanzitutto operare la scossa legislativa e di costume. Ed adeguarsi significa pure essere in linea con le agricolture del Nord Europa. Centro sementi elette (il vero S. Marzano è in via di estinzione), condotte agrarie a livello municipale e comprensoriale, scuole ad indirizzo alimentare e conserviero , sono i punti qualificanti del “messaggio” che la sagra vuole consegnare ai politici nella speranza che negli anni ’80 non si debbano rimpiangere le cattedre ambulanti di agricoltura di Gioacchino Murat. E che il pomodoro sia l’industria pilota lo conferma un’indagine della CISL: oltre 25 mila le unità stagionali impiegate nel ’78 con il 25 per cento spettante alla sola comunità angrese.La sagra si articolerà in tre giorni 21 – 22 – 23 settembre. Nelle prime due serate, i numerosi stand procederanno ad una vendita “eccezionale” dei prodotti conservati.Il “clou” sarà per domenica 23. Al mattino convegno a Palazzo di città. Terrà la relazione il prof. Luigi Postiglione, direttore dell’Istituto di coltivazione erbacee della facoltà di Agraria. Sarà presente l’intero staff di sperimentatori di quella facoltà, una delle più antiche d’Europa. Assicurata e qualificante la presenza delle forze politiche.Emilio Vanacore  da Il Mattino – quotidiano di Napoli18 ottobre 1979Mobilitarsi contro la mafiaPieno successo dello sciopero generale proclamato da CGIL – CISL – UIL dopo le gravi intimidazioni dei giorni scorsi – I problemi di sviluppo del settoreANGRI – Un’inchiesta a livello regionale e parlamentare sui contributi elargiti dalla CEE (150 miliardi – è stato detto – nel salernitano l’anno scorso) e lotta decisa contro le ingerenze mafiose nelle vertenze sindacali: sono i due obiettivi da perseguire in tempi ristretti ed i cardini su cui ha poggiato la protesta dei lavoratori articolatasi ieri nello sciopero generale nell’agro sarnese-nocerino e in quello provinciale dei lavoratori dell’industria alimentare.La mobilitazione è stata massiccia come preannunciato. Circa 300 persone hanno partecipato ad Angri alla manifestazione centrale. Il corteo s’è mosso da Corso Vittorio Emanuele e concluso in piazza Doria, dove hanno parlato per la Federazione unitaria CGIL-CISL-UIL il segretario della Camera del lavoro Gianni Zeno e una delegata d’una fabbrica della zona, Annalona Lienola. La manifestazione si è svolta senza incidenti anche se in un clima carico di tensione, perché risentiva ancora dell’eco degli episodi avvenuti nei giorni scorsi presso alcune industrie conserviere, così come denunciato pubblicamente ed a più riprese. Si è parlato ancora, senza mezzi termini, delle “intimidazioni di stampo mafioso” che si sarebbero materializzate in episodi sui quali sono in corso accurate indagini da parte delle forze dell’ordine e della magistratura. Lunga e dettagliata è stata l’analisi dei motivi e degli scopi del denunziato fenomeno, che avrebbe segnato pericolose recrudescenze, “alzando il tiro” anche verso gli esponenti sindacali impegnati nel portare avanti rivendicazioni che affondano le radici in antiche piaghe come quella del caporalato.Ma oggi il discorso propone motivi d’attenzione e d’interesse di più ampio respiro per la presenza dei contributi CEE. Dal palco di piazza Doria si è chiesto con forza che vengano varate adeguate sul piano anche legislativo per rendere socialmente utili e produttivi i contributi CEE, in maniera da pilotarli perché si debelli la piaga del sottosalario e del lavoro stagionale.Sindacato e lavoratori sono convinti che i 150 miliardi dell’anno scorso elargiti alle industrie conserviere dell’agro Sarnese – Nocerino si siano tramutati in superprofitto, piuttosto che in un incentivo per la base occupazionale.Gli antichi mali che affliggono questo importantissimo comparto sarebbero rimasti in piedi, salvo qualche correttivo strappato dal continuo impegno della FILLA provinciale e regionale che da epoca non sospetta hanno dato al tema il crisma dell’attualità. Il discorso con i conservieri e la Regione non si è tradotto in risultati concreti cospicui. Ma nessuno intende abbandonare la lotta, perché l’assenza d’una seria ed incisiva programmazione finirebbe per svuotare di contenuto sociale il flusso di denaro dalla CEE, riproponendo semmai quella guerra dell’oro rosso che si sperava potesse rilegarsi nei ricordi del passato. Sui due fronti (intimidazioni mafiose e contributi CEE) l’impegno resta lo stesso: la lotta continua…
Emilio Vanacore 
 

 

da Il Mattino – quotidiano di Napoli -

6 luglio 1977

Inaugurati ad Angri i Corsi per l’avviamento al commercio
Un commercio migliore per una città, per il resto, già al passo dei tempi. All’insegna di questo motto sono stati ufficialmente inaugurati ad Angri i corsi del Capac-sud per l’avviamento al commercio. Erano presenti, oltre all’organizzatore dott. Antonio Ghilardi, il vice sindaco di Angri, il consigliere provinciale Giuseppe Abate, il sen. Colella, il direttore provinciale dell’Ascom prof. Edmondo Scotti ed il coordinatore del Capac-Sud prof. Renato Mele, della facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli.
Dopo il saluto del dottor Ghilardi si sono succeduti gli interventi del consigliere provinciale Abate, del vice sindaco di Angri e del sen. Colella che elogiando l’iniziativa, si sono dichiarati disposizione per ogni forma di collaborazione per lo sviluppo del settore.
Il vice presidente dell’Ascom Renato Cavaliere, anche a nome del presidente Pastore, assente per improrogabili impegni di lavoro, si è detto felice di poter essere utile alla città di Angri e sicuro che l’iniziativa darà i suoi frutti per lo sviluppo ed il progresso del commercio angrese.  Cavaliere ha concluso il suo intervento affermando che nel prossimo autunno saranno tenuti altri corsi del Capac-Sud che consentiranno al commercio e agli operatori commerciali di Angri di raggiungere il livello che si addice alla cittadina salernitana.
Uno sforzo comune insomma, Capac-Ascom perché il mondo del commercio di Salerno e della Provincia possa offrire ai consumatori un servizio sempre più qualificato e un prodotto che magari pur risentendo delle varie crisi risulti sempre più accessibile alla gran massa delle popolazioni.
Redazione
 

  

4 aprile 1977

ASCOM ANGRI
La sede angrese dell’Ascom – presieduta da Antonio Ghilardi – è prescelta per i corsi di formazione e di abilitazione per gli addetti al commercio e al turismo, patrocinati dalla Regione Campania e dalla CCIAA di Salerno.
  

 

Il Risorgimento Nocerino – Settimanale di Nocera Inferiore

22 settembre 1976

Consensi alla 2° Sagra del pomodoro
Angri – La due giorni” della 2° sagra del pomodoro ha avuto almeno la benevolenza di Eolo e di Pluvio: quella degli uomini, almeno in parte, è stata manchevole. La Pro loco, organizzatrice della manifestazione, è comunque in brodo di giuggiole: le critiche, fanno osservare nel clan di via De Pascale, stanno a dimostrare che non si è stati con le mani in mano. Aggiungiamo che se non è stata un’occasione di “svago democratico e di festa popolare e culturale”, almeno hanno tentato di richiamare concretamente l’attenzione sull’ormai cronica crisi del pomodoro.
Il CONVEGNO  DI  STUDI
Il Convegno era stato indetto per ricercare la causa o le cause della crisi ed i consequenziali rimedi. Assente all’ultimo momento, per sopraggiunti impegni, il sen. Pietro Colella, il saluto ai convenuti era portato dal sindaco Alfano che ha indicato nella Sagra il punto di collegamento tra agricoltori ed industriali e la non celata aspirazione di riuscire a trasformare in un futuro prossimo la Sagra in una Fiera , sul modello di Parma. La relazione introduttiva era di tre giovani agro tecnici: Mario la Mura, del centro di direzione aziendale in agricoltura, ha lamentato l’assenza di una valida assistenza     tecnica e l’irrazionalità della utilizzazione del terreno agrario. Ernesto Manzo di Nocera, ha tenuto un’interessante relazione sulla commercializzazione dei prodotti agricoli, mentre Lucia La Mura di Angri, ha parlato del ruolo della donna nell’agricoltura. La discussione seguente ha visto validi interventi alcuni fin troppo polemici. Il dr. Marotta capo dell’Ispettorato Agrario di Salerno ha sollecitato l’adozione del marchio di qualità per il S. Marzano: un’idea questa già più volte sviluppata su queste colonne. Poco concorde sono sulla rotazione, una condotta agraria ben attrezzata può individuare l’adatta concimazione per sopperire al depauperamento del terreno.  La massima attenzione ed il completo appoggio da parte dell’Ente Sviluppo Campania era portata dal funzionario dirigente Testa. Siani dell’Alleanza contadini ha parlato di passi indietro nel campo occupazionale e ha chiesto il controllo degli investimenti. D’Antuono, consigliere comunale del Pci, ha polemicamente contestato la Sagra chiamandola festa “del lavoro facile e parassitario degli industriali”. Germignani della Coldiretti ha fatto una garbata polemica con gli industriali, la cronistoria delle lunghe trattative al Ministero dell’Agricoltura. Il dr. Rotondali, coordinatore regionale dell’ICE, ha portato la completa disponibilità dell’Istituto per l’augurabile Fiera mercato dei prossimi anni.
L’ing. Paolo Vitelli, presidente dell’ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari) ha sdegnosamente respinto l’accusa di parassitismo. Ha evidenziato come la pressione sindacale, per alcuni versi legittima, si manifesti nel campo del pomodoro solo nell’agro nocerino mentre è assente a pochi chilometri, cioè nel napoletano. Ha difeso l’operato dell’ANICAV che nel manifesto di marzo chiedeva una diminuzione delle semine. Chi poteva prevedere – ha detto – che l’andamento stagionale avrebbe dato il colpo di grazia rendendo incompleto l’utilizzo degli impianti? Ha sollecitato l’individuazione di aree del Sud da destinare a pomodori da conserva per riconquistare quei mercati che la spietata concorrenza dei Paesi mediterranei ha sottratto negli ultimi anni. Occorre infine – ha concluso – una seria indagine di marketing da parte della Regione per individuare gli effettivi quantitativi per la prossima campagna.
Altra voce autorevole quella dell’avv. La Mura che ha parlato di una più completa razionalizzazione dell’attività rurale. Il dr. Fasolino, presidente della provincia, ha evidenziato l’eterogeneità dei problemi e del suolo del salernitano richiamandosi alla logica del comprensorio. Ha plaudito all’iniziativa del consigliere provinciale Peppino Abate che come presidente della Pro Loco ha curato l’intera organizzazione.
Il convegno si conclude, comunque, con la sclerotizzazione delle rispettive posizioni, con pochissime voci di evidente conoscenza del problema dal punto di vista tecnico e di mercato. Centro sementi eletti, condotte agrarie, marchio di qualità, maggiore efficienza degli organi governativi (indagine di marketing e del N.A.S.) costituiscono le conclusioni essenziali del convegno.
FOLKORE
Nell’ottobre del 1482, esattamente dieci anni prima che Colombo scoprisse l’America, Angri si trova al centro della guerra scoppiata per la questione dell’eredità napoletana. In breve: Giovanna II, ultima discendente degli angioini (ramo napoletano) indica come erede al trono di Napoli il re Alfonso d’Aragona. Poi ci ripensa e si rivolge agli angioini (ramo ungherese) indicando in Luigi III il nuovo successore. Fu così che angioini e aragonesi si ritrovarono nella piaga vesuviana per rimettere alle armi la decisione ultima sull’intricata successione. Come era costume dell’epoca si rivolsero ai due più famosi condottieri e alle rispettive soldatesche: Braccio da Montone e Muzio Attendolo. La peggio toccò al secondo e la vecchia Torre, nucleo originario di quello che sarà poi il palazzo Doria, conobbe il suo quarto d’ora di gloria. (Le date prof. Abate, non quadrano: Braccio da Montone morì a L’Aquila nel 1424 con buona pace del papa Martino V).
In compenso, però la manifestazione storica è stata magnifica e suggestiva, dall’ottima finzione scenica e dall’indovinato sottofondo wagneriano. Spingarde ed archibugi con botti fumosi da parte del gruppo folk di Cava de’ Tirreni  e l’incendio simulato della Torre, opera del pirotecnico Sabatini, hanno ricevuto applausi dei mille presenti. Ancestrale poi la mania di plaudire il vincitore! La Torre comunque ha retto, tra lo sconforto di Gaetano Marra.
Ottimi gli altri gruppi: dalle Majorettes (applauditissime) al Collettivo di Vietri, al Revotapopoli di Angri.
ESPOSIZIONE
Nessuna novità nel campo degli stands: stessa ubicazione, stessa esposizione. L’idea dell’offerta speciale avanzata da tantissimi angresi la giro alla Pro Loco per il prossimo anno. Civettuolo lo stand della FEGER con spaghetti al sugo privo di Stemphilium e di Phitophtors, che altri non sono che le deleterie muffe: lo garantisce lo scrivente. Un’ammenda, comunque, per don Gerardo Ferraioli: aveva promesso una “salsicciata” poi andata in fumo. Si rifarà.
L’ELVEA ovvero ha 60 anni e non li dimostra. Organizzazione di primordine con Gigino Esposito, impareggiabile anfitrione, e graziose “senoritas” al banco. Con simile staff, don Paolo Vitelli può dormire tranquillo come il conte di Condè. In disparte (volutamente?) don Pierino Vaccaro: questa volta non c’era il Circolo Sociale a decantare la bravura del cuoco.
Per le officine meccaniche, parte da leone per Giulio Raiola con una riempitrice a doppia fila per pelati da far annichilire le consorelle di Parma. Buscetto, una industria già nota, era presente con depliants. Buona, l’idea degli elettrodomestici con Pucci Alfonso ed Antonio Giusto ad un tiro di schioppo e con televisione a circuito chiuso per la felicità di Peppino Pecoraro. Altrettanto dicasi per la “lagna” di Gil Sacry, per le motozappe di Calabrese e lo stand rustico della Coldiretti.
ARRIVEDERCI
Cala il sipario su questa 2° Sagra, arricchita tra l’altro dal ronzio delle telecamere del TG2. Si avrà la Fiera Mercato l’anno prossimo? La Pro Loco si dichiara aperta a quanti hanno effettivamente a cuore le sorti della città. Lo sforzo comune, del Comune alla Provincia, alla Regione, alle Organizzazioni sindacali, è senz’altro indispensabile. Del resto, una grande fiamma viene sempre dopo una piccola favilla. Sarà migliore o peggiore il prossimo anno? L’augurio è di ritrovarci tutti.
Emilio Vanacore

  

Anno 1973

La costituzione della Pro Loco di Angri è avvenuta nel corso del 1973.
Il 28 e 29 settembre 1974 la Pro Loco in collaborazione con l’Amministrazione Comunale del Sindaco Giovanni Alfano organizza la 1° Sagra del pomodoro per esaltare il lavoro dei campi e dell’industria di trasformazione dei prodotti orticoli ed in particolare del pomodoro San Marzano. La Sagra ebbe un notevole successo in tutto il territorio dell’Agro.
Nel 1976 venne celebrata la 2° Sagra del pomodoro nel corso della quale, per la prima volta ad Angri, venne organizzato l’assalto simulato alla Torre del Castello rievocando un episodio storico avvenuto nel 1421 quando Braccio Forte da Montone al comando della Regina Giovanna invase Angri con le sue truppe mercenarie per punire il tradimento del Barone Giovanni Zurlo.
Nel 1979 venne presentata la 3° edizione della Sagra con la quale si ottenne dalla Regione Campania il decreto per il riconoscimento della  Fiera Regionale del Pomodoro.
Nel 1984 fu presentata la Fiera Regionale del Pomodoro con ampio successo di partecipanti e con grande risonanza nell’ambito regionale.
Dopo il 1984 sono state organizzate molte altre Sagre negli anni: 1988 – 1990 – 1993 – 1994 – 1996 – 1998 – 1999 – 2001 – 2003 – 2005 – 2009.
Nel 2007 la Pro Loco presenta il Progetto del Museo del Pomodoro Campano per la tutela e la conservazione delle nostre identità produttive. La giunta presieduta dal Sindaco Giampaolo Mazzola approva il Progetto del Museo con una delibera adottata all’unanimità nel mese di marzo del 2008, indicando la sede del Museo nei locali di Palazzo Doria, non appena sarebbero stati completati i lavori di restauro dello stesso. Nel 2010 si è avuto il cambio di Amministrazione e nel frattempo sono stati ultimati i lavori di restauro di palazzo Doria. Al mese di giugno si è in attesa di conoscere le decisioni della nuova Amministrazione comunale in merito all’ubicazione del Museo.
In un apposito link è in allestimento la rassegna fotografica – coperta da copyright  – di molteplici eventi nel quale sono riportate le foto di una buona parte di Sagre e di altri momenti significativi vissuti dalla cittadina angrese.
nota del Prof. Giuseppe Abate  
 

Anno 1954

Un documentato ricordo
Essere nelle condizioni di ricevere una completa ed esaustiva documentazione redatta oltre 50 anni prima insieme all’opportunità di colloquiare con l’editore di Teleangri 1 Enzo Stucchio, possessore della documentazione e di riferimenti visivi, determina la circostanza di realizzare un servizio informativo dell’evento:
“La Madonnina delle lacrime di Angri”
La cronistoria dei fatti fu curata da Mons. Can. Antonio Novi nel maggio 1954 con il visto Nulla Osta per la stampa di Mons. Enrico Canzolino – censore e revisore ecclesiastico – posto il 5 luglio 1957 e lo Si stampi del Vescovo diocesano di Nocera dei Pagani Fortunato Zoppas.
In una casetta a pianterreno, di proprietà del Sig. Luigi Smaldone e fratelli, in via Fontanella 61, appartenente alla parrocchia della SS. Annunziata di Angri, il giorno 12 maggio 1954, si avverava quanto segue: La ragazza Angiolina Campoli di Filippo, di anni 14, abitante nella stessa via al n. 63 al primo piano, si recava dalla sua casa a quella dei coniugi Salvatore Ferraioli e Attianese Fortunata n. 61, per chiamare l’altra ragazza, Gentilina Attianese, di anni 9, nipote di Fortunata Attianese, e andare insieme al laboratorio di maglieria presso le Suore di S. Giovanni Battista, site a pochi metri distanti. Erano le due del pomeriggio.
Allorché Angelina chiamò la compagna, questa rispose: “Aspetta che finisca di mangiare questo piatto di riso e poi andremo”.
Nel frattempo che quella mangiava, Angelina visto che il Quadretto del Cuore Immacolato di Maria (volgarmente detto: “La Madonnina delle Lacrime di Siracusa”) appeso al muro, era sporco di polvere, lo prese e cercò di pulirlo.
Se non che, mentre lo puliva, sentì che la mano si era bagnata; se l’asciugò e continuò a pulirlo, ma ebbe la stessa impressione, e credette che lo straccio fosse bagnato. Ma quando constatò che lo straccio era asciutto e vide come delle lacrime sulla faccia della Madonna, impressionata si inginocchiò e con la compagna si mise a pregare.
Mentre ciò facevano, la mamma dalla sua casa chiamava e rimproverava Angelina, perché si fosse fatto tardi e non ancora erano andate al lavoro.
Ed essa allora rispondeva: “Mamma, la Madonna piange!” e prese il Quadretto, lo portarono alla casa della mamma, dove stava anche la nonna, D’Aniello Mariantonia, vedova di Vincenzo Di Costanzo, ed una zia.
Avendo questo sentito il racconto che le ragazze facevano, esse prima dubitarono, poi con devozione, passarono anche loro le mani sul Quadretto e bagnatesele, se ne aspersero la faccia. Misero allora il Quadretto accanto ad un quadro di S. Gerardo appeso al muro ed incominciarono a pregare. Meravigliate di quanto succedeva, mandarono le ragazze al laboratorio ed esse riportarono il Quadretto alla casa Ferraioli senza dir nulla, per non destare allarme e far accorrere gente nella casetta, poiché l’Attianese stava fuori casa, al lavoro.
Quando questa tornò la sera dal lavoro, non prestò fede al racconto delle lacrime, forse perché più preoccupata del lavoro da cui ricavava il pane per la famiglia, o per altre ragioni, e rimase incredula del fatto.
Da quel giorno la notizia del fatto meraviglioso si divulgò nei dintorni attirando gente dal paese e dal vicinato.
Il 13 maggio S. Ecc. Mons. Zoppas è stato in Angri per la celebrazione del precetto pasquale agli alunni delle scuole elementari e, nel pomeriggio, presso le Suore di S. Giovanni Battista per la ricognizione delle ossa del loro fondatore, Can. Alfonso Fusco.
In tali riunioni si è dovuto di certo parlare dei fatti straordinari che avvenivano in via Fontanella, tanto vicina alla casa delle Suore, ed il rev. Don Giovanni Ros, Segretario di S. Eccellenza, in forma privata si è recato anche lui a vedere.
Di ritorno esprimo il suo giudizio, che non ci sia nulla di straordinario, e che tutto sia illusione o suggestione..
Stavano così le cose, allorché, al mattino del 15 maggio il reverendissimo Can. Novi Antonio, Vicario Foraneo del paese, si recava dal M. Rev. Parroco Don Domenico Orlando e gli diceva “Parroco, si parla tanto del Quadretto della Madonna di via Fontanella; si dice con insistenza che essa piange: sarebbe opportuno osservare quanto si dice al riguardo, raccogliere notizie: non sappiamo che piega possa pigliare il fatto; e se  in seguito fosse necessario riferire a S. E. Mons. Vescovo, cosa diremo, io, che sono il Vicario e tu, che sei il Parroco del luogo? Cerchiamo un poco con più precisione quanto si afferma”. Questo discorso fu tenuto nella sacrestia della Parrocchia. Allora il M. Rev. Parroco invita il Rev.mo Canonico a salire nella sua abitazione per concretizzare quello che si sarebbe potuto fare. Appena furono nella casa del Parroco, subito la cugina del Parroco, Immacolata Orlando, e la nipote, Carmelina Stromboli, insegnante, investono con mille domande: “E’vero, lo dicono tutti, l’ha vista tanta gente, la Madonna che piange … dunque, cosa dite? Cosa fate? E via una serie di domande.
Allora, senza perdere tempo, i due Revv. stabiliscono di interrogare quelli che si credevano i testimoni.
In primo venne chiamata Gargiulo Lucia, nata nel 1925, che afferma sicura, che ha visto piangere la Madonna il 14 maggio. Viene poi interrogata Angelina Campolo di Filippo, la quale dichiara che il 12 maggio, alle ore 14 e minuti, ha visto piangere la Madonna, insieme a Gentilina Attianese prima nella casetta e poi nella sua, dove l’hanno vista piangere la nonna, la mamma e la zia.
Laurina Ardingo, nata a Campotorto (Campotosto), afferma che alle ore 21 de giorno 13 fu chiamata dalla gente e vide che la Madonna piangeva e così altri che si affollavano a testimoniare di aver visto. A questo punto i due Revv. stimarono opportuno fermare l’inchiesta per timore che la suggestione popolare potesse far velo alla verità.
In questo tempo il Can. Novi ed il Parroco Orlando apprendono dalla gente che a S. Lorenzo di S. Egidio Monte Albino (Pagani) c’era stato un altro Quadretto della Madonna di Siracusa, comprato in mercato, che aveva pianto. Ma per una certa prudenza nessuno aveva parlato.
Avendo in quel giorno, 15 maggio, il Can. Novi domandato notizie della Madonnina di Angri alla Signorina Lamura Mariuccia, questa racconta che essa aveva saputo dalla Signorina Carmela Lamura di Angri che anche a S. Lorenzo il 26 aprile e poi il I° maggio una Madonna simile a quella di Angri aveva pianto: l’aveva visto prima una ragazza, poi la madre e poi tutta la famiglia.
Alla meraviglia del Can. Novi che le Autorità Ecclesiastiche non sapessero niente, la Lamura afferma che il M. Rev. Parroco di S. Lorenzo, D. Vincenzo Tedesco, lo sapeva. (In seguito il Can. Novi chiese notizie del fatto al Parroco Tedesco, il quale non solo confermò il fatto, ma gli fece tenere la dichiarazione delle persone interessate. Questa dichiarazione è agli atti.)
Il giorno 16 maggio il M. Rev. Parroco, nell’occasione di un pellegrinaggio mariano al Santuario di Materdomini di Nocera Superiore (Salerno), nella stanza del Padre Guardiano dei Frati Minori parlò a Mons. Zoppas ed al Guardiano di quanto avveniva ad Angri.
La gente continua a parlare delle lacrime, che la Madonnina versa in ore e giorni vari, mentre si accentuano i giudizi vari ed opposti tra alcuni membri del Clero che ora prudente ed ora scettico, nega, dubita, incita alla preghiera, alla riflessione in trepida attesa, e la massa dei fedeli, che, spesso entusiasta, afferma sicura di sé, di aver visto, e a volte minacciosa, contro chi tace, chiuso in riservato silenzio.
Continua il documento fino a concludersi il 24 settembre 1954 con una scrittura privata del costituito Comitato Pro Madonnina.
Oggi il Quadretto è conservato nella chiesa della SS. Annunziata di Angri.
*** trascrizione ufficiale degli eventi riferiti allo stralcio documentale del periodo iniziale dal 12 al 16 maggio 1954 a cura di Francesco Caiazzo per il sito web  www.francescocaiazzo.it
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10  luglio 1949

Sorge la Città dei ragazzi
In questo giorno vi fu la posa della prima pietra della Città dei ragazzi voluta dal Sac. Don Enrico Smaldone di Angri, animato da un ardente desiderio e dalla consapevolezza dell’importanza formativa per la gioventù nell’interesse del benessere della società.
La benedizione della prima pietra è a cura dell’Arcivescovo di Salerno e amministratore apostolico di Nocera dei Pagani Mons. Demetrio Moscato, presente all’evento insieme al Sottosegretario all’Interno Achille Marrazza, al Prefetto di Salerno Li Voti, al donatore del terreno per lo specifico complesso dott. Giuseppe Adinolfi, al consigliere comunale Pauciulo, al direttore M.C.M. di Angri Galassi, al direttore generale M.C.M. Borrelli, al progettista ing. Alex ed una folla  numerosa e plaudente.
La Città dei ragazzi funzionò e svolse un ruolo sociale di importanza vitale fino agli anni ’70.
La valenza di questa iniziativa definibile grande è poco, perché offriva ai ragazzi senza opportunità di crescita formativa subito dopo la seconda guerra mondiale, una struttura: La Città dei ragazzi.
In questa realtà per un ventennio schiere di ragazzi sono cresciuti, al pari di coloro che vivevano in famiglia, con la possibilità di imparare un mestiere ed avere una formazione culturale, etica, professionale e sportiva.
Un patrimonio sociale per la formazione giovanile andato poi perso per la mancata sensibilità degli addetti, che negli anni non hanno trovato le energie e le motivazioni per continuare un discorso fondato su base solidi, che tanto successo riscosse negli anni ’50 e ’60.
E’ pur vero che lo stato di necessità giovanile del dopoguerra è poi mutato, ma molte ed altre gravose problematiche giovanili sono sorte negli anni senza, però, trovare quei luoghi e quegli spazi  destinati e voluti proprio per la formazione giovanile.
Oggi resta il nome Città dei Ragazzi, gli edifici con relative strutture e il ricordo del Sacerdote Don Enrico Smaldone, che spese la sua vita intorno ad un progetto per i ragazzi, che ebbe una durata limitata per volontà degli uomini.
 

Aprile 1987 mensile Angri ’80

pubblicato in Angri

Commemorazione di Don Enrico Smaldone

Ventennale della morte di don Enrico Smaldone

Sono giunti da ogni parte d’Italia, da Genova, da Roma, da Reggio Calabria, per essere presenti alla cerimonia con la quale il 21 marzo scorso l’amministrazione comunale e la cittadinanza hanno voluto commemorare il ventennale della morte di uno dei suoi figli migliori, don Enrico Smaldone.
parlo ovviamente dei suoi ragazzi, quelli che ebbero la fortuna di vivere con lui alla “Città dei Ragazzi”, oggi uomini perfettamente inseriti nella nostra società. Tutti con la loro presenza hanno voluto rendere testimonianza alla fulgida memoria di un sacerdote che in anni lontani li aveva sottratti alle insidie della strada.
Cosa sarebbe stato di loro domani senza questa provvida mano?
Erano in molti, a cominciare da Armando Olivieri, ex sindaco di un’altrettanto ex Città dei Ragazzi.
C’era Gerardo Giacomoaniello, operaio portuale a Genova e titolare assieme al primo figlio (che ha chiamato Enrico) di un laboratorio di falegnameria.
C’era Michele Lombardo, insegnante a Reggio Calabria, Franchetto Brancaccio impiegato a Roma. Antonio Mancino titolare di un’impresa edile a Siano, Mimì Cosentino, Franco De Gregorio, Salvatore Buono, Flavio Amodio, Amarante ed altri. Alcuni si sono rivisti per questa occasione, a distanza di molti anni con comprensibile emozione si sono stretti si sono stretti in un lungo abbraccio. Li ho visti, insieme, rievocare episodi divertenti della loro infanzia alla Città.
Ma li ho visti anche ammutolire quando, di ritorno dal cimitero dove era stato deposta una corona di fiori sulla tomba di don Enrico, hanno varcato l’ingresso della loro Città (ora Casa Serena). Alla vista della statua di S. Francesco, al centro del piazzale, uno di loro ha dato libero sfogo al suo stato d’animo: “Con tutta la venerazione per la figura di un Santo come S. Francesco, – ha detto – penso che questa statua al centro della Città sia un grosso torto alla figura di don Enrico. Nel luogo di tante fatiche, di tanti stenti, di tante privazioni, nel luogo che lo ha visto sacrificare prematuramente la sua vita per tutti noi, nessuna statua sarebbe statua più appropriata della sua”.
Alcuni di loro non sono riusciti a mascherare una chiara emozione quando Armando Olivieri, rievocando alcuni momenti della vita della Città, ha ricordato a tutti che don Enrico, prima di morire, chiamando a raccolta dal suo letto i più grandi, lasciò loro il suo testamento spirituale: “Vogliatevi bene”.
Al termine della commemorazione, a cui hanno preso parte alcuni parlamentari della zona e autorità locali, è stata scoperta, all’ingresso di “Casa Serena”, una lapide a perenne ricordo dell’opera di don Enrico.
Mario Avosso
Don Enrico avrebbe meritato di più
Nel ventennale della sua comparsa, il Comune di Angri ha voluto commemorare la figura prestigiosa di Don Enrico Smaldone. Il manifesto apparso sulle mura cittadine annunciava varie iniziative. Sabato 21 marzo alle ore 17, nel cimitero di Angri viene deposta una corona di fiori sulla sua tomba: una sola autorità presente tra un piccolo gruppo di persone.
Alle 17,30 viene celebrata la S. Messa nel cortile della “Città dei Ragazzi”: si presenta un’altra autorità ed è sempre scarso il numero dei presenti.
Ore 19,00 si scopre una lapide: “Al fondatore della Città dei Ragazzi”. Più su, a ricordare la trasformazione e la realtà di oggi, vi è scritto “Casa Serena”. Tutto ciò mi ha fatto molta rabbia.
Si continua. Il giorno dopo alle ore 19, dalla Villa Comunale, parte la fiaccolata: la Villa è chiusa e nessuna autorità presente. Un po’ incerti sul da farsi, il piccolo corteo si avvia tra il caos del traffico senza aiuto del servizio d’ordine, per giungere in Via Ardinghi per scoprire un’altra lapide commemorativa. Non essendo presente nessuna autorità cittadina, hanno egregiamente provveduto alcuni presenti.
Tutto è stato un fallimento completo e mi chiedo come mai, partendo dalle autorità che hanno dato l’esempio più lampante, la gente sia stata restia a partecipare alla commemorazione di un concittadino, che ha fatto tanto per la sua città e per la sua immagine.
Della sua meravigliosa opera non rimane che il fabbricato destinato ad altri scopi (di valore importantissimo per carità), però redditizi e meno preoccupanti. Sono fermamente convinta che qualsiasi cosa si faccia per ricordare Don Enrico Smaldone da oggi in avanti, non sarà mai abbastanza, perché niente e nessuno potrà mai cancellare il torto fattogli permettendo lo smantellamento della sua opera.
Ingenito A. Silvana
  

Anno 1944

Il Capo del Governo ad Angri
Visita ad Angri di Pietro Badoglio generale, maresciallo d’Italia, senatore e capo del governo italiano dal 25 luglio 1943 all’8 giugno 1944.
A Salerno con il suo governo dall’11 febbraio e fino all’agosto 1944.
In questo periodo si porta ad Angri per incontrare il Commissario straordinario al Comune Antonio Adinolfi e dopo aver reso omaggio al monumento dei Caduti angresi in guerra si affaccia dal balcone di Palazzo Doria per un discorso di saluto alla popolazione angrese.
(ricerche Francesco Caiazzo)

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1 gennaio 1933

Gruppo Folkloristico Internazionale “O’ Revotapopolo” di Angri
Il Gruppo Folkloristico Internazionale O’ Revotapopolo nasce ad Angri il 1 gennaio 1933. Il fondatore del Gruppo è stato Antonio D’Ambrosio con alcuni dei fratelli e questa tradizione di famiglia dalla sua nascita si è tramandata da padre in figlio mantenendo inalterato negli anni lo spirito e lo scopo di creare allegria con le esibizioni.
Oggi il Gruppo è composto da 45 persone e si esibisce con originali strumenti costruiti artigianalmente, con ritmi e motivi musicali napoletani.
La divisa delle grandi occasioni è il mitico “Vestito di Pulcinella” maschera conosciuta in tutto il mondo. Un altro vestito è la “Campagnola” che rappresenta la tradizione della terra angrese facendola rivedere attraverso i costumi e le canzoni del vasto repertorio Internazionale napoletano.
Il Gruppo negli anni è cresciuto ed oggi è presieduto da Pietro D’Ambrosio.
Fino al 1963 il Gruppo folkloristico ha operato su Angri e paesi limitrofi. Con il raduno dei gruppi folk di Minori del 1963, che lo ha visto classificato al primo posto, è iniziata una presenza con successi in tutta la Campania.
Nel 1973 è stato ospite d’onore al Carnevale di Viareggio ottenendo uno straordinario successo di pubblico e critica iniziando così un’ascesa continua di inviti e presenze in Italia ed Europa, con ripetuti successi e consensi ancora oggi presenti.
Si citano in particolare le partecipazioni nel 1979 al film “O’ mammasantissima” con Mario Merola, nel 1980 all’Incoronazione della Regina Beatrice ad Amsterdam (Olanda), nel 1980 ospiti trasmissione “Domenica in …” con Pippo Baudo, nel 1981 protagonisti del gemellaggio Napoli – Venezia in occasione del Carnevale di Venezia, nel 2000 ospiti trasmissione “Trenta ore per la vita”, nell’aprile 2003 Udienza S.S. Papa Giovanni Paolo II, nell’ottobre 2003 chiamati a rappresentare l’Italia in occasione del Columbus Day – New York.
(ricerche Francesco Caiazzo)  
U.S. Angri 1927
Una vera passione degli Angresi
Con il campionato 1927 – 1928 per volere di Guido Galassi direttore della M.C.M. animato da passione per il calcio nasce l’Unione Sportiva Angri. La presidenza della società resta per 12 anni a Guido Galassi.
Il primo terreno di gioco fu quello chiamato campo della Vasca S. Lucia al rione Ardinghi, per spostarsi agli inizi del 1930 all’attuale impianto sportivo, poi intitolato a Pasquale Novi, militare eroicamente caduto in Africa orientale. La prima partita fu un’amichevole con la squadra della Reale Marina Britannica.
Dal 1927 fino al periodo ante secondo conflitto mondiale l’Angri  inizia a partecipare al campionato di Terza divisione conquistando nel breve periodo la Prima divisione e vincendo la Coppa Capocci.
Dopo il conflitto mondiale inizia a partecipare al campionato di Prima divisione paragonabile alla serie C degli inizi anni 2000.
Dal 1946 per lunghi anni è presente nei campionati interregionali fino al 1968. Nel 1967 si qualificò per la finale nazionale Coppa Italia Dilettanti perdendola con l’Impruneta.
Dopo le continue partecipazioni ai campionati interregionali e di vertice regionale è radiata dalla F.I.G.C. a seguito degli incidenti nella semifinale nazionale di Coppa Italia dilettanti del 1975 a Settebagni (Rm).
Lo sport del calcio nel 1976 è ripreso dall’inizio con la VB Angri del presidente Carmine Testa e nel 1980 dopo una serie di vittorie di campionati è di nuovo ai vertici calcistici regionali, vincendo anche la Coppa Vesuvio.
Dal 1980 al 2010 la squadra di calcio partecipa a numerosi campionati interregionali con intermezzi provvisori nel massimo campionato regionale.
I presidente della società negli anni sono stati: Guido Galassi, Mario Abate, Guido Desiderio, Giuseppe Nasti, Giuseppe Di Landro Ferrigno, Pietro Vaccaro, Luigi Falcone, Franco Amore e Luigi Falcone, Giovanni Castano, Giovanni Ferraioli, Giovanni Ferrara, Isidoro Cavallaro, Franco Lauro, Alfonso Ferraioli, Nicola Tortora, Giuseppe Campitiello, Salvatore Todisco, Aniello Cerchia, Ciro D’Ambrosio e Nicola Varone.
(ricerche Francesco Caiazzo)
  

  

28 0ttobre 1869

Un Angrese: Carlo Perris
Nasce ad Angri il 28 ottobre 1869 da Roberto e Di Lorenzo Concetta. All’età di 14 anni lascia Angri per andare a Napoli dove il 1° ottobre 1883 entra nel Collegio militare di Napoli iniziando la carriera militare nell’esercito.
Il 13 gennaio 1930 è promosso al massimo grado di generale di corpo d’armata.
Il 13 dicembre 1933 presta giuramento alla nomina a Senatore del Regno a seguito della nomina del 30 ottobre 1933. E’ Senatore del Regno d’Italia fino al 5 agosto 1943
Onorificenze:
  • Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia 5 giugno 1915
  • Cavaliere dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro 13 settembre 1917
  • Cavaliere ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia 13 settembre 1918
  • Cavaliere dell’ordine militare di Savoia 19 settembre 1918
  • Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia 8 agosto 1920
  • Cavaliere ufficiale dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro 4 febbraio 1923
  • Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia 17 aprile 1930
  • Commendatore dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro 4 giugno 1931
  • Gran cordone dell’Ordine della Corona d’Italia 11 maggio 1933
  • Grande ufficiale dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro 21 giugno 1934
Decorazioni:
  • Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
  • Croce d’oro per anzianità di servizio
  • Medaglia di bronzo al valore militare
  • Medaglia d’argento al valore militare
  • Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia
  • Medaglia interalleata della Vittoria
  • Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
  • Croce di guerra al valore militare

 

(ricerche Francesco Caiazzo)

 

 

2 Novembre 1833

Manifatture Cotoniere Meridionali Angri
Con atto notarile del 2 novembre 1833 stipulato dagli svizzeri Vonwiller e Zublin con la famiglia De Novi e sottoscritto dal sindaco Luigi Toscano il 3 febbraio 1834 ai fini fiscali, fu l’inizio della locale attività industriale tessile fulcro dell’economia angrese per 150 anni.
Dai documenti reperiti è risultato che l’opificio nel 1850 provvede alla lavorazione del cotone, lino, seta e lana ed ha in funzione una potenzialità costituita da 222 telai meccanici, 17 macchine da imposimare, 6 macchine da spolare, 6 macchine da ordire. Queste attrezzature sono rese funzionante da due macchine a vapore aventi la forza di 50 cavalli. Altresì sono presenti 354 telai a spola volante (a mano) ed occupano 10 lavoratori stranieri chiamati maestri e 1123 operai italiani suddivisi in 313 maschi e 300 donne, con la presenza di 162 apprendisti maschi e 351 apprendisti femmine.
La produzione annuale dei 576 telai è pari a settantamila pezze all’anno.
Agli inizi del ‘900 la consistenza societaria della M.C.M. risulta essere: Suoli e terreni ettari 3,267 con abitazione del direttore dello stabilimento e gli edifici ad uso industriale, n. 1 motrice a vapore di 300HP per la filatura, n. 1 motrice a vapore di 300 HP per la tessitura, n. 1 impianto di filatura con 10.568 fusi, n. 1 impianto di tessitura con 905 telai meccanici, macchine varie per la preparazione alla filatura e tessitura, impianti per la luce elettrica e pozzi artesiani.
Nel 1920 vi è un ampliamento dello stabilimento con l’installazione di 1615 telai automatici che determina un salto di qualità nella produzione e la decisione della governo di scegliere queste stoffe per arredare le sedi di rappresentanza all’estero. L’apice industriale di questo stabilimento arriva nel 1952 quando il presidente sen. Giuseppe Paratore grazie al piano E.R.P. conferma la costruzione di una imponente sala di tessitura con l’installazione di 1316 telai di varie altezze. L’ultima ristrutturazione dei macchinari della M.C.M. fu del 1972 con lo scopo precipuo di essere presenti sui mercati ed offrire un prodotto di qualità, però dal 1985 si incominciarono ad avvertire dei segnali di decadimento produttivo continuati negli anni successivi fino a portare alla completa inattività dello stabilimento nel 1992 e con la successiva chiusura nel 1995.
In questi anni molteplici e ripetuti furono gli interventi sindacali dei lavoratori insieme ai politici locali per salvare questa importante realtà produttiva, ma tutto fu inutile perché il 6 giugno 1997 a Roma la delegazione angrese della M.C.M. conosce in via definitiva la sorte della fine esistenziale dello stabilimento.
La verità sugli avvenimenti degli ultimi anni riferiti alle M.C.M. restano un mistero, anche perché le Autorità del territorio dell’epoca non si sono esposte in particolareggiate spiegazioni.
Tutto ciò che è stato scritto e detto dopo il 1997 non sono argomenti connessi all’attività produttiva, bensì azioni riferite alla destinazione d’uso della vasta area industriale dismessa, ricadente nella zona centrale della cittadina angrese.

(ricerche Francesco Caiazzo)

 

 

Il Castello Doria
Ha sempre rappresentato nell’immaginario collettivo degli angresi il monumento più importante del paese (insieme alla Chiesa di San Giovanni Battista). Difficile è datare con esattezza l’epoca di costruzione del Castello, che solo nel corso dei secoli ha assunto l’aspetto attuale: l’origine della sua storia è legata alla posizione strategica dell’immobile. Ma il fatto di essere stato costruito in una zona quasi pianeggiante, lontano dagli antichi insediamenti di via Adriana e del casale degli Ardinghi, e soprattutto per la presenza di altre due torri, quella sul valico di Chiunzi e quelle nelle vicinanze di Lettere, lasciano presupporre che il Castello fosse parte integrante di un sistema difensivo più complesso. Dalla descrizione ci si rende conto che l’edificio ha subito numerose modifiche ed adattamenti ai vari stili architettonici delle epoche passate. A causa del terremoto del 1980 il Castello fu dichiarato inagibile, e solo nel 1988, dopo un lavoro di restauro durato ben quattro anni, è tornato ad essere la sede del Comune.
Storia del Castello
Molto probabilmente, dalle testimonianze pervenuteci, l’esistenza del Castello risale al 1290, quando re Carlo II d’Angiò, detto ‘lo zoppo’, assegnò il feudo di Angri a Pietro Braherio o De Braheriis, milite e familiare regio. Durante la lotta per la successione al trono di Napoli tra angioini ed aragonesi, nel 1421, il castello fu dato alle fiamme da Braccio Forte da Montone. Nel 1438, riuscì a resistere all’invasione dell’esercito di Alfonso d’Aragona. Quando i principi Doria, nel 1613, si insediarono ad Angri, divenuta grazie a loro “Principato”, e ne detennero il feudo fino al 1806, anno in cui fu abolito il feudalesimo. I Doria fecero costruire, accanto alla medioevale Torre un Castello di stile vanvitelliano, con logge sovrapposte a scale a tenaglia in pietra nera, era l’anno 1756. Al Castello fu annesso un principesco Parco. Solo nel 1908 l’Amministrazione Comunale acquistò, per la cifra di novantamila lire, il Castello, adibito a Municipio e carcere mandamentale, e il Parco trasformato in Villa Comunale; la dependance posta di fronte divenne sede del Casino Sociale; l’aia della Corte (serviva agli zappatori per stendervi il grano d’india ad asciugare dopo il raccolto) fu ceduta per edificare il Monumento ai Caduti. Durante la seconda guerra mondiale fu colpito da una ventina di proiettili d’artiglieria e mortai, e, a causa del rovinoso sisma del 1980, subì numerose lesioni. Dichiarato inagibile, dopo una serie di restauri, attualmente è sede del Comune.
La Torre “OPPIDIUM ANGARIUM” di Angri fu data alle fiamme da Braccio da Montone nel 1421 durante la guerra tra il re Luigi III d’Angio e il re Alfonso d’Aragona. Importante nodo di comunicazione, faceva parte della potente maglia militare, realizzata a difesa della Real Valle Angioina.
La torre maggiore del castello “il Mastio”, è certamente la parte più antica dell’intero edificio. Essa potrebbe infatti risalire all’epoca romana e ciò si può desumere sia dal vario materiale di risulta di piccole dimensioni, e sia dal materiale alluvionale di superficie, nel quale predomina la pietra locale, il tufo duro e dolce, cocci di cotto, la selce e la sarnide; materiali mestamente connessi non ad opus reticulatum romanum, ma cementati con abbondanza di calce senza malta di copertura all’esterno, trattandosi infatti di un’opera di guerra (opus militare); sia poi dalla imponente forma architettonica ampia, circolare ed altissima, tipica delle torri romane, suddivisa all’interno in più piani.
Nel XVII per volontà del principe Marcantonio Doria, si ebbe una radicale trasformazione del castello. Infatti fu svecchiato ed alleggerito dalle possenti strutture del primitivo aspetto di severo maniero medievale; illeggiadrito dalla bella costruzione del corpo avanzato frontale, su cui spazia l’ampia terrazza, là dove un tempo si apriva il verone maggiore di transetto tra le due torri terminali di ponente, fu adeguato in altezza alla torre maggiore e adattato principalmente a comoda dimora principesca.
Dall’oscuro chiostro, si accedeva alla sala Castri, alla sala del castello dell’utile Signore della Terra, e alle sedi del capitano governatore e del castellano; fedele custode della fortezza e delle carceri. Il vecchio, severo chiostro adattato a grandioso atrio, fu sbarrato a mezzogiorno, da un artistico cancello di ferro su cui troneggia l’aquila bicipite dei Doria. Nello spiazzo dell’atrio molte strutture medievali, furono abolite o ritrasformate come il profondo pozzo e gli abbeveratoi dei cavalli; ricostruiti in pietra arenaria dolce. Infissi nei muri, penzolano ancora gli anelli di ferro che servivano a legare i cavalli e si possono ancora notare, i poggetti in arenaria, che facilitavano la salita e la discesa delle dame dai cavalli. Dal piano dell’atrio, per una monumentale scala che si apre ad ali di falco, si accede alla torre maggiore e al piano nobile del castello.
Lo splendido palazzo settecentesco dei Doria, fu progettato dall’architetto Francesconi. Nel 1908 l’amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Adinolfi, lo acquista con l’annesso parco dagli eredi dei Doria, per novantamila lire; adibendolo a Municipio e a carcere mandamentale.

documento tratto dal sito ufficiale del Comune di Angri