Vertice al Colle su rinnovamento dei partiti e nuova legge elettorale
ROMA – Non c’erano ministri con ruoli economici, a parte lo stesso presidente del Consiglio. E quindi non si è andati a fondo sui pesanti nodi della crisi sulla crescita. Ma l’incontro di ieri mattina al Quirinale è stato ugualmente importante. Perché si è parlato di uno degli argomenti più delicati della «fase due» del governo, quello delle riforme. Delicato perché riguarda direttamente il rapporto tra l’esecutivo dei tecnici e i partiti alle prese con cambiamenti strutturali, da sempre promessi e mai realizzati, ma in questo momento, di fronte alla marea dell’antipolitica, sempre più urgenti. Ed è emersa la volontà del governo di essere presente in modo significativo.
Certo, non arriverà mai a sostituirsi ai partiti, ma «accompagnerà», «aiuterà» e lavorerà, anche in modo «propositivo», se necessario suggerendo soluzioni legislative, perché si giunga a un accordo sulle diverse riforme in campo. Mario Monti la considera un’«urgenza» con riflessi non solo sul profilo economico, per i tagli alla spesa che potrebbe offrire, ma anche per un problema di «immagine» sostanziale. Dell’Italia di fronte ai suoi cittadini e di fronte all’Europa. In altre parole, senza vere riforme istituzionali, senza quella elettorale e quella dei partiti (che riguarda anche i rimborsi elettorali) il lavoro del governo, che a questo punto ha meno di un anno di tempo prima delle politiche del 2013, risulterebbe incompleto.
Per l’occasione Mario Monti (che in serata ha cenato ad Arezzo con il commissario alla revisione della spesa Enrico Bondi) si è fatto accompagnare dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà e dal ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, Filippo Patroni Griffi. Soprattutto quest’ultimo, titolare della delega alle riforme, sta già seguendo in commissione Affari costituzionali del Senato l’iter del testo costituzionale, quello che, per intenderci, dovrebbe ridurre il numero dei parlamentari e modificare l’attuale bicameralismo perfetto tra Camera e Senato.
Ma proprio su questo fronte c’è grande preoccupazione: i tempi per le riforme costituzionali sono davvero stretti (sono necessarie quattro letture delle Camere entro la fine della legislatura) e, sempre al Senato, sta viaggiando a velocità ridotta anche un altro provvedimento strategico per il governo e cioè il ddl di riforma del mercato del lavoro. Calendario parlamentare affollato e grande preoccupazione, prima di tutto del presidente della Repubblica, particolarmente sensibile all’attuazione di riforme che ha definito «indilazionabili». Ma anche del presidente del Consiglio che, recentemente, proprio parlando di riforme, aveva avvertito i partiti: «Non pensino che questi temi siano cosa diversa, separata e irrilevante dai temi del recupero di credibilità del Paese». Per questo Monti ha deciso nei giorni scorsi di affidare a Giuliano Amato l’incarico di seguire da vicino la vicenda del finanziamento e della riforma dei partiti.
Ma ora – ed è la consapevolezza con la quale i rappresentanti del governo sono usciti dall’incontro con Napolitano – occorre imporre un’accelerazione al calendario delle riforme, se si vuole evitare su questo fronte un ennesimo fallimento istituzionale. La volontà sarebbe quella di riuscire a operare almeno un passaggio alle Camere del testo già incardinato al Senato, entro la fine di maggio, ddl lavoro permettendo. Altro tema su cui si rischia l’ impasse è quello della riforma elettorale: i tre saggi dei partiti di maggioranza (Quagliariello, Violante e Bocchino) dovrebbero vedersi dopo i ballottaggi per lavorare a una sintesi delle proposte in campo, sempre partendo dalla bozza Violante che privilegia i partiti e non le coalizioni. Ma i primi risultati delle amministrative hanno complicato lo scenario e se si incontrassero difficoltà il governo potrebbe aiutare con una sua proposta anche legislativa.
Oltre alle riforme restano per il governo e il Quirinale le preoccupazioni sull’Europa. Dai contatti di palazzo Chigi risulterebbe che il neo presidente francese Hollande non avrebbe intenzione di chiedere troppo alla Germania mentre la cancelliera Merkel avrebbe lanciato qualche primo segnale di apertura per favorire la crescita. Là dove il ruolo dell’Italia potrebbe essere strategico. Per quanto riguarda la Grecia, invece, l’Europa sarebbe convinta di non poter concedere più di quanto si è fatto, anche per non sconfessare i due partiti – i socialisti e Nuova Democrazia – che si erano accollati l’onere delle pesanti ristrutturazioni imposte dall’Unione.
Mentre sul caldissimo fronte interno di Equitalia, si sta pensando di approfittare della visita dello stesso Monti di giovedì prossimo ai vertici dell’agenzia per avanzare una proposta del governo in termini di riscossione ordinaria e coattiva.
da Il Corriere della Sera.it
Roberto Zuccolini 13 maggio 2012